venerdì 6 novembre 2009
FOCE
in scivolata libera
e lungo il fiume delle discordanze
su verticali mobili mi assorda
fuori scolora il mare
dentro scrivo parole incatramate
- leggonsi rime tattili -
tra stipiti
pioggia d'ottobre in scatola
di vetro
CONTROSOGNO
Eccomi qua -disse la voce -
clangore per le scale
il chiavistello un nome da girare
aveva atteso ritta alla finestra
il passo ignoto
nel petto accelerato il ticchettio
straniera la sua ombra
sfiorava il corrimano
lei seduta nel corpo ad aspettare
giunse che l'aria già lo conosceva
l'aveva assaporato anche nei gesti
il tuffo nel suo nome detto piano
e fu improvviso il tocco, si riscosse
col cuore che suonava
più forte della sveglia
a ridestare
MISTRAL
Campiture turchine in soliloqui
nel viavai di una piazza
era mercato aperto quel vocio
ed amavo il silenzio
veniva sottocosta a frantumare
i miei respiri e il tocco
delle mie frasi malva
- parlavo in occitano -
a chi taceva.
Le tende profilavano i suoi gesti
e mi sottrassi
a capo chino mi rivolsi al niente
ché niente era successo
nella mia tana
tra il pavimento e il mare
CELIANDO
Con gli aforismi di buona memoria
chi li inventava faceva la storia
mentre i proverbi venivano fatti
da testimoni abbastanza distratti
come quel tale che dichiarava
esser la gatta che poi zoppicava
quella che il lardo aveva rubato
mentre che un'altra se l'era pappato
né tantomeno chi tenta di farla
aspetta qualcuno che possa ridarla
eppure è vero che innumeri modi
fan sì che al pettine giungano i nodi
forfora a parte la cosa molesta
è che c’è il rischio di perder la testa
ma se sostieni che il tempo è danaro
questo concetto potrebbe all’avaro
dare lo spunto per risparmiare
persino il tempo di defecare
mentre se l’occhio è lontano e non vede
il cuor non duole l’alma non cede.
Potrei concludere stilando di getto
le prossime righe di questo concetto
per riproporvi l’annosa questione
che secoli addietro poneva Zenone:
“ La tartaruga è partita di già:
quand’è che Achille la raggiungerà?”
Avendo presente il dovuto passaggio
aumenta geometrico il poco vantaggio
la tartaruga può prendere fiato
perché dal punto che lei avrà lasciato
sempre si accinge a partire l’Achille
per mille volte più mille più mille. . .
all’infinito prendendo coscienza
che il movimento è soltanto apparenza
e che fra l’Essere e il Divenire
le tartarughe han qualcosa da dire. . .
mercoledì 28 ottobre 2009
MARCHÉ DES PUCES
Quando vi stancherete delle mie
cianfrusaglie, dei miei bric à brac
me ne andrò nel silenzio a richiamare
giorni di condanne minime
- erano spessori impronunciati
quasi rientranze
i muri respiravano righe di pastelli
i bambini scrivevano alfabeti
sul tavolo
ed io rubavo il tempo per vegliare -
oggi assolvo l'intonaco degli anni
le giullarate di pareti in stanze
più che distanze a credersi
poeti.
BUFO ET CULEX
Volevo scrivere di foglie pennatosette
- ch'è parola di fascino -
mi agghindano le idee simili lemmi
infatti mi rincorrono i pensieri
e un baleno li fissa
come postille a margine
mi dirottano verso chatillon
o canard à l'orange
perchè so di francese ma
se sapessi l'arabo o chessò
accanto al focolare degli igloo
sussurrerei negligevapse
attraversiamo il kuuk
Ma mi rigira dentro errata corrige
la parola sbilenco anche mi piace
e proditorio mi ricorda un gesto
quelle che più mi attraggono però
sono i nomi latini delle piante
helleborus per rosa di Natale
russula cyanoxantha la maggiore
delle più saporite colombine
quindi mi pare che
bufoculexmachia
non sarebbe nequizia ma utilissima
a sterminare tutte le zanzare.
RIDOTTO
Un Eden
di piccolo formato
alla portata dei miei pochi meriti
purché non sia di santi
né di madonne statiche.
Senz'alberi di mele
un Eden a misura
donna minima taglia
approssimazione di cultura
voglia di perdonarsi e perdonare
un po' di musica soft
preferirei Massenet
niente svolazzi o nuvole dorate
qualche rosa può starci
tutti quelli che amo
accanto a me sul prato
a progettare le più belle cose
e crearsi d'Eterno
domenica 25 ottobre 2009
DIVAGAZIONI A CNOSSO
dentro l'argilla steli d'achillea
sono ditate impresse
nell'albedo
giorni di fuga
in versi _________distanziati
grovigli di parole e mescolanze
passo la lingua intorno all'orologio
su minuti sbreccati ((nel flacone
la goccia in rosso segna storie
sempre alla stessa ora))
ci si approssima a paratie di stagno
- flettere sottigliezze come un filo di Arianna -
in circonvoluzioni cerebrali.
IN_NUMERI
Quando due
non sarà più il numero
da cercare e riunire
allora ci apriremo come infiniti
e in noi si compierà quel finalmente
che non raggiunge apici
ma Dio.
CASE ABISSALI
Parole orfane
come lutto del dire
a fluttuare in uno schermo di
cristalli liquidi
nascondersi alla forma
in assenza di mani
al riaffiorare
d'alga di sale plancton
carezzare d'ombra
scena depositata sui fondali
si tace
quando
si sta toccando l'anima
di spalle.
INVISIBLE WOMAN
di quella lontananza
a inchiodare garofani
nei giorni scassinati
- se non era ardimento -
era la faccia opposta dell'amore
Si scapigliava inutilmente
il germinare della nuova lei
che in anteprima
rabberciava minuti. I soliloqui
- risonanze confuse -
parevano risposte messe in croce
Si può mai stare in questo sfinimento
- nel separé d'una locanda astrale -
a sparecchiare nuvole?
MA...
cominciano sempre a settentrione
ti poni come un ricciolo
sul punto di domanda
ti sento dire di misure e briciole
e poi ti vedo assottigliare
quando
preso d'assalto
non hai più scampo all'angolo
delle tue sepolte paure.
E giochi
come se fosse tutto un girotondo
ad ignorare il dito nella piaga
strizzi la vita a gocce e ti sorprende
il barlume d'un quanto
la stringa di rivalsa e l'universo
racchiuso in un pc.
COSÌ POCO... COSÌ TANTO...
dei giorni che si snodano
raccogliendosi intorno ai propri passi?
Una fermata nella tenerezza
che immagini le braccia
e poi rientrare con le ceste vuote
di rose mai raccolte
pur sapendo che sono sul roseto
e allora il sogno, solo quello resta
(reale più di un essere concreto)
tinto di accenni e di malinconie
forse di baci
inviati col soffio sulle dita...
ma sul finire della mia stagione
anche un petalo basta
a ricevere un fiore per intero.
TUTTI
in punta di parole chi
dipinge scenari provvisori
e chi gioca a carambola coi sassi
Ma nessuno è fuori
tutti abbiamo un segnale
che ci sporge dal vivere.
Chi si ride nel suo raccontare
a quote basse
paga più caro l'attimo del vero
la sorpresa di un volto
il proprio
guardato dal di dentro
e nessuno a salvare.
QUASI_VOLO
un tempo diverso
per camminare astratti non
proprio volare
ma quasi
come essere foglie e pappi
in sentieri di vento
appoggiare a mezz'aria
passi senz'orma
vestiti solamente del tacere
le parole comprimono l'estasi
intralciano i poeti
li definiscono in cataloghi
allora ammutolisco per sentire
e non vendermi agli echi.
Sarò d'ali permesse appena
in tempo
per proseguire a lato di me stessa.
BASTA
coperti di salnitro
le bottiglie rovesciate alcune
intatte nel silenzo a tappi
piene di sé
la carbonella
ovunque sul cemento
che nessuno raccoglie
la vite americana s'è infiltrata
sotto le travi curve
e ritorna novembre
sta finendo la voce
ora la sento ma sarà per poco
nè le zuffe dei gatti nè i roseti
dalle foglie smangiate
il ripiano d'un tavolo marcito
a ricordare un cane
e chi dice che il tempo è galantuomo
ha gli occhi indietro
io vedo il mondo senza correzioni
e me per prima
illudersi dei cristi e delle chiese
mentre la notte avvolge gli omicidi
e qui si muore d'attimi sospesi
l'ultimacosa che farò
poi taccio
è dire che mi sto uccidendo anch'io
con la finzione.
PROPRIOCEZIONE
Vengo tastando il buio
lungo la siepe
potrei dirti dei grilli
del chiocchiolio della fontana
il muschio ai piedi
con la camicia a fiori
che ti piaceva tanto, il blu
di una genziana a baciarmi le forme
______e tu distratto_____
mettere in fila briciole
__e__
silenzi
lunedì 19 ottobre 2009
IL DRAGO
scavandomi col fiato
è l'ora del silenzio -
ed io: Maestro
che cosa vuoi che impari questa volta?
- A bruciarti le vesti
per tornartene nuda nell'Eterno -
lunedì 12 ottobre 2009
ERRATA
evidenziati al rosso
- ci cancella la vita e sembra eterna -
non le cose che furono
né quelle che saranno
di minuto in minuto approssimati
all'anima dislessica
un segnalibro posto tra le pagine
e ci viviamo di malinconie
APPUNTiMENTI
addensate tra costole
discostate dagli archi
io violoncello tra laringe e cuore
sonorità profondo
lungo le corde d'improvvisi
in gola
sono non sono solamente soglia
solve et coagula
argento mi distingue all'apparenza
se viaggiare sull'onda
è stringere lame_nti tra le mani
sapete bene come
può tagliare la carta
e allora questo che vi sembra un letto
già libro - o giaciglio disfatto -
infine è uno sbadiglio
in retroscena.
venerdì 9 ottobre 2009
IN LEVARE
srotolo versi appesi ai corrimani
sopra gradini molli alla Dalì
_____________________
un soffitto a ribalta controcielo
mi afferro alle ringhiere
sgrano parole all'incontrario
il gelo _________ avanza
eppure ascolta _________chi
non levigate forme legge
in battere
non il mio cuore a placche
i miei segni dipinti d'ossidiana
semplice non è mai piegare il tempo
né tantomeno mascherare il dire
m'accompagna il silenzio
presuntuoso
di sussurrare a
giovedì 8 ottobre 2009
TAU
Si può avere una croce di nuvole basse appoggiata alle scapole nude
il destino di mezze parole - bizzarrie di gesti - nei campi di sole e di
grano - amputarsi d'orecchio il pittore - non furono pane i tuoi versi
partiture d'assensi in forma univoca le frotte di cornacchie coefore
ingrigite dei tuoi giorni di fiele.
È di rosa il tuo viso
si arresta se il ghiaccio
mi arriva al diaframma
e non posso morire.
Son io che mi stingo
di sangue la bocca
dipinta al di qua
delle ore, piegata
tu santa dei giorni
scoccati scaduti
insegnavi la vita
a chi muore.
SOLUS IPSE
SOLUS IPSE
Ogni movimento ch'io faccio
mi allontana dal rigore binario
sposto l'aria e le cifre si dispongono
in rapporti virtuali
tolgo il cappello delle feste
giro il disturbo
avallo
l'ego perfetto
e non declamo sillabe
non mi propongo al suono
anzi m'incarto in sibili
azzero esclamazioni alla consolle
è riposto cunicolo il mio dire
sottinteso di corde
annuvolato snodo di laringe
enunciazione inversa
tu mi dici
PROSSIM'ALI
Siamo soli nelle nostre vertebre
in ogni poro della pelle mai
ci apparteniamo
nemmeno quando blastule e genomi
ci radicano un figlio
rassomigliamo a facce
d'un poliedro infinito
separate e contigue
come i Quadrati d'Abbott
quando, neppure Trigoni, le donne
sono Linee
e le Sfere profeti dell'altrove
noi - che indaghiamo stelle
spesso estinte
scandagliatori d'ombre e traiettorie
soltanto ipotizzabili -
ci contagiamo e siamo
portatori sani
d'anima.
PER BEATRICE
Non mi vestirò a lutto
non avrò altre lacrime per te
ora, soprattutto ora che tu sei qui
per ogni dove
perché quando non c'eri
ci separavano distanze
da non poter colmare
ora che sei dovunque
posso ascoltare la tua voce
registrata nel cuore
posso vederti come ti piaceva
mostrarti, lunghi capelli biondi
il fondo tinta perlescente
- me lo raccomandasti
e poi me lo spedisti
con gli orecchini cuoriazzurri-
l'indosserò per te e per sentirmi bella
come asserivi tu.
Mi hai dato chiavi preziose
mi dicevi: àmati e non sprecarti.
Ne sapevi qualcosa.
potevi essermi figlia
e invece fosti più di una sorella
eri saggia e spaziavi con la mente
volevi esser poeta e la Poesia
ti baciò mente e cuore.
Questo non è un addio
e tu lo sai.
PANE
Io che non so di lievito e farine
e mangio il pane che un poeta impasta
credendo di far solo una pagnotta
e vola oltre il suo braccio
falco di giorno
e falconiere a notte
ecco così mi nasce la poesia
è un mio dire di lingue sconosciute
che s'adattano a farsi traduzioni
alla mia luna storta
a volte pure al sole
e se mi gira nella mente un verso
è come un figlio che non c'era e c'è.
Un pane di parole
per la fame
di un infinito amore.
Ecco cos'è.
mercoledì 30 settembre 2009
YIN-YANG
di graffiti al nero
scapole in dissesto
abbozzi d'ali
è lì che grido e volo e fingo
d'essere umano
spingo su fondi corrugati
spolveri a sanguigna
affresco stringhe
brane illusorie in tempo rovesciato
universo e pupille
sento che siamo il vuoto e il pieno
a combaciare
NOVA
Passo la mano
o dichiaro forfait
è così che si dice, no?
Sarò il mio collasso di bianca
nana
il foro inghiottitoio della mia insania
foiba
musica delle stelle, io sorda
nel rovescio d'imbuto
timpani d'illogica
risonanza
e non bussare ai miei stipiti
snòccati le dita
altrove
io voglio implodere.
UNA DI NOI - TUTTE -
Ai piedi delle donne
ci sono sempre bucce di lupini
loro mangiano sale e polpa amara
quando lo chef di turno
salta in padella l'anitra all'arancia
o inchioda l'oca – chi ha inventato il patè
de fois gras?- preferiamo catene
alle caviglie e ai denti
e diamo vita ad angeli e assassini
li nutriamo di noi
ci costa il sonno il ripetere gesti
alleviare i decubiti e la morte
quando gli uomini tacciono
vestiti d'ermellino
o fusciacche sgargianti
ergendosi a padroni
d'uteri e vite.
Ci vuol coraggio ad esser noi
ci vuole essere donne.
30 AGOSTO
la sera ha ore che
se le guardi ad occhi stretti
hanno le stesse rughe dei tuoi anni
l'anima in secca a volte è grido
s'inceppa a bocca chiusa
aggrappata agli scarti di caduta
in quei giorni d'agosto
che si finiva sassi
sul selciato
mi sbuccio di ricordi e resto nuda
al risuonare di campane e virgole
la vittoria del vano e dell'inutile
imbarco per Cytera
Cede l'impalcatura a tratti
e nella notte il mare
SALÒnew
Questi sono tempi d'accidia
di dentature extrapanoramiche
di mascelle s-cadenti
eppure il ferro
delle torri e dei carri
cigola sotto i tendini
ci vuole sordità assoluta
per non udire pianto
e non che sia lontano dagli schermi
l'aquila non ha grido
e dorme sotto fumi di macerie
gravata di sussieghi
per quanto altèra ormai non vola
ha speroni inservibili
occhi di grano secco
ali di sangue e polvere
mentre pagliacci osceni
s'impossessano d'ogni apparizione
padroni delle tenebre
che soffocano il mondo.
NON PRIMA DELL'ALBA
Ho fatto un sogno questa notte
- verso banale, ne convengo -
pure non c'è altro modo per spiegare
mi toglievo le scarpe
e percorrevo nuvole
poi mi fermavo
il cuore calmo
mi sdraiavo sui margini del tempo
e adesso dormo
mentre la terra gira silenziosa.
Che nessuno mi chiami
POUR BOIRE
POUR BOIRE
Ti prenderà quella stanchezza
a barare tra calici e fumo di candela
all'ultima
offerta della notte au pair
piccoli gesti a fare dell'eterno
un assiette chauffé
donc
tre scalini e respirare ad ore
senza scatto all'avvio
e poi pagare il conto all'anima
che pure se ha bevuto
elle a encore soif
ECCHECCA'...!
Un riparo, vi prego
solo un riparo di fortuna
per questo mio lasciarmi d'interrotto
punto
divelto
scorto
rosacarne distale
non avrai le catene di un cane
per quanto fedele
io lo detesto l'angolo delle visioni
in cambio di un miodio!
E tu non portarti al sicuro
con luminarie frasi ad hoc
niente di te costringo o stringo
e tu lo sai
sempre un pugno di pixel
a garanzia tombale
quindi
nel singolo ritorno rarefatto
fingilo solo un attimo
l'amore.
IN_TANTO
esonda il pianto
da rime palpebrali in fiotti d'ansia
per non sapere d'altro e d'altro ancora
né di quel del gelo a risalire che
comprima sillabe
liquefatto scompare dalle ossa
il disegno del caldo, il suo colore
e parlami
urlerei dalle torri
se non fosse di vento la mia voce
e se annegare
non fosse già di terra
UNA LEI SENZA ETÀ a UN LUI CHE NON SA
di qualsiasi
di ogni
così mio da non aver bisogno d'altro
che di un volto
ed anche quello come un francobollo
da scrutare in penombra
così che tu non sai
quanto permane un oh! dentro una stanza
altri diranno che ci vuole il sangue
squittire mus
sciolina e miele
io invece so che sarai mio per sempre
perchè non t'ho mai avuto fra le braccia
e perché ti rapisco a bassa voce
mentre sorridi perso
un po' bambino
a immaginarti una carezza fonda
che mai ti lascia il segno.
Potrai stancarti di sentieri e volti
ma non del mio non essere
del mio non farmi impronta.
IMMOTIVATAmente
Stesa ad un palmo da me con
le azalee sfiorite e
un pulcino di stoffa sul comò
riaffioro nuda nel più nudo silenzio
e non rimane che scriverle
queste maledette parole d'assedio
sbocconcellate dalle stanze
di misure e muri scrostati dal salnitro
in contorni di muffa occhi guardinghi
premo la testa sul cuscino
sarebbe meglio un cappello a falde larghe
una veste d'attesa
ad aprirsi sul seno quanto basta
che già diviene basamento
scritta mi vedo nome o geroglifico
dalle cucine non si scorge
il profilo dei morti
mi rincorro di tocchi e di rintocchi
inutilmente a destinarmi altrove
tanto
qui
resto.
PROIEZIONE
attraversavi le mie fibre
vestito dei miei versi
assoggettavi il cuore malandato
questo mio fuori tempo
ma tu venivi da una zona d'ombra
proiettato sul fondo della vita
dalla mia latitudine
lente convessa ti spaziava
moltiplicava il senso - ti faceva
un gigante -
respiravo maestrale
eri solo un minuzzolo
di vento
DONNA DI MARE
com'era bella avvolta nel sartiame
un'amarra recisa
una chiglia di storia in sguardi d'ombra
il respiro dell'onda
che non avrebbe mai toccato riva
fingeva sangue caldo
ma
gambe di polena in odore d'ulivo
tagliava scie d'azzurro in acquafoglia
permettile un guizzare di compasso
SIDERALE
se non fossero voci alle catene
e ti direi che non occorre fiato
per nuotare nel mare d'uno schermo
essermi corazzata
non arresta
quel dire sottovoce di noi stessi
e siamo ancora
sulle pietre che furono sedili
sdraiati in fondo al tempo
una costellazione nel cassetto
attende
l'universo tra i fogli
il cielo in
martedì 15 settembre 2009
AVVERRA'
una soltanto
che nessuno vorrà ascoltare
dalla bocca di un vecchio
quando i capelli radi
assegneranno al tempo i suoi confini
e gli occhi non avranno contorni
quando sarà la musica di troppo
il profumo una scia dimenticata
e il mio vestito vuoto
appeso alle mie ossa
potrò lasciarmi andare
e mi sarete grati
se vi risparmierò l'attesa
dell'ultimo respiro.
ACCI_DENTI
pubblicitario
ne rifulge d'assetto clownesco
il dire e il fare di volpina fama.
Tosatore d'immagini
frastaglia in frasi ripide
sui denti
suadenti
incidenti
e il gregge acclama
in effetto speciale
quello che da un manipolo di gente
ne ricava una folla.
Sessantotto percento, siamo matti'
mi rifiuto di credere all'Italia
paese mentecatto:
chi ci dice che i buchi elettorali
non sian riempiti ad_arte?
E chi consente, europa o states
chi manovra per altre sommosse:
la vendita d'armi langue
quante bombe biologiche già pronte?
e chi spende parole di risveglio
e chi non vuol conoscere altra paglia...
“...CI SONO PIÙ COSE IN TERRA E IN CIELO ...”
nei relitti del cuore o del cervello
bisturi in escissione
di pliche teste e colli
una botta al torace
trarre da grida e sangue un verso sciolto
dall'osso sacro ai reni
in contraltare una preghiera
lo sguardo spalancato a scompassione
Yorick ha fori per occhi
e nel fossato d'Elsinore giace
ultima e sola verità sepolta
qualcuno beve
e recita il monologo silente
o
il continuo scavare
PSEUDORIPARO
e
e
chissà
se scrivere di me
non sia un ombrello per
schivare la vita e il suo diluvio intanto
che l'immagine è ripiego alla mia solitudine
stringhe di sole espongo in virgole rimosse e cerco
senso tra una costola e l'altra nel tessuto di lutti me distratta
dai mille
buchi
della
consuetudine
PROVENCE
I bastioni di S. Paul
alloggiano gli artisti- dove ti giri-
racchiudono il mistral
scatole di rintocchi a monetine
l'anno delle ricette soupe d'oignon
e l'occhio a precipizio
che non l'arresta il mare
lì ti ho incontrato al fischio del rigogolo
che sarà mai? Dicesti
c'est un oiseau
e pastrani color delle montagne
intabarrata notte
ovunque nell'ardesia
al bacio d'ombra
scendevano le vie quasi da sole
a raggiungere coste
noi si mangiava amore ed un croissant.
giovedì 10 settembre 2009
STONEHENGE
STONEHENGE
Abbiamo dalla nostra parte
recidive d'inverni camuffati
da estate
e intorno il germinare di spighe
tra ciottoli e rifiuti
onde di fotogrammi
attivano visioni genuflesse
in spiccioli d'umano alla follia
senza spada l'affondo nella gola
termina il suo percorso equinoziale
sotto le vesti s-carne
intersecanti punti di giunzione
ripercorriamo dedali
in cattedrali ed emicicli
il sole
impartisce il suo raggio.
E Dio è noi.
SBALORDIRE
SBALORDIRE
Vale
una cuccuma infranta
il tè che profumava ora si versa
l'ora del tardi a rimarcare colpe
che poi di tazze rotte
ciascuno s'incupisce
ma nulla dire
alla gelata che ti coglie nuda
mentre zittisci già tremante e persa
e non hai certo voglia di suonare
il concerto di sempre
una teiera bianca
PICCOLI OMICIDI
A zucchero
e parole incartate
ti sommerge in stagno_la
certo saprà
mentre ti annega
che soffri di diabete
ANCORA VIAGGEREMO
È il mio silenzio adesso
a rispondere al tuo
ora che gli altri dicono
Tu avresti quel sorriso
dolce oltre lo schermo
affilato ogni giorno un po' di più
e mi racconteresti: ah! se...
e lo farai di nuovo
io sono qui
davanti alla finestra sempre aperta
unico nostro “andare per il mondo”
ad aspettare il ciao della tua voce
lo hai promesso.
NON PIÙ
Pregai col viso ch'era più un torrente
mani artigliate alla stadera delle
speranze equanimi
quel tanto da pensare che lo fossero
ma sapeva la parte del mio cuore
quella più esposta al pianto
che non avrebbe bilanciato curve
né spazi vertebrali
tantomeno le creste dei bi_sogni
il dilatare imboccature al tempo
non sarebbe servito ad un travaso
nemmeno di un minuto
e vengo allora con le scarpe in mano
a scuoterle dai sassi
ma non ti chiederò quel che non puoi
se quello che non sai
è l'ultimo dei mondi sul confine
di un' ignota galassia
Che sia così?
Che sia così?
Forse mistificazione
a sfavillare dove
resta il grumo a stagnare
e penne d'avvoltoio
mimetizzate da paradisea
una parte asseconda il sé
di meridiane e traffici illusori
l'altra spinge ed assedia
è quello che misura il do di petto
dei polli da spennare
il rigetto di cavoli e caviale
si sdilinquisce a “molcere”
(quale parola-orrore)
sa di moccio, di scivolata in sol_chi
ma tu
quale ansare ti porta sulla porta?
Qual'effrazione pratichi all'udito?
E per salvarmi appendo alla pineale
il guitto colpo di tosse
a calare di tela
e adesso dimmi pure una parola
tipo “catalogna” chessò...
ti spiego di verdura ripassata in padella
ti piace l'aglio?
Se hai fame non ti vendo
la poesia
INAMOVIBILE
Porgo la mia stanchezza
il mio mondo di pace provvisoria
a Chi dei dubbi è padre
e non mi schiodo
dalle porte murate dove in salvo
sto cercando di vivere l'azzardo
dei miei giorni in penombra
è lontano il compiangere
o l'amare di un Cristo fatto uomo
che in me non vive
anzi ne fuggo il mito
anche l'ebbrezza
- mors tua -
se pure non valesse
- vita mea -
non un gesto può nascere dal piombo
ed è così che sento il mio vissuto
farsi macigno quando
vorrei poter partire
e non posso che stare
NIENTEDICHE
Ho aperto un libro
dalle pagine bianche
le lettere cadute lungo i bordi
giacevano sfinite
e non c'è stato verso di rianimarle
non c'è stato verso
(ispirata dalla lettura di “Rotolibro” di Carlo Berselli)
CON-COMITANZE
Si può scrivere in ordine di frasi
andando a capoverso
solite idee
espresse in altro modo
niente di che.
Dire che la poesia
ha strumenti da vendere
o merce da promuovere
a discapito d'altra che più vale
questa è la realtà
in ogni campo dell'umano affare
c'è chi perde sapendo
e chi vince ignorando
CI SONO GIORNATE
Ci sono scatole di montaggio
cuori artificiali fai-da-te
nella vetrina
e il kit di bisturi affilati
istruzioni per l'uso:
prima d'ogni intervento consultare
la sibilla di pietra
Bisogna esercitarsi con tenacia
riprendere daccapo per un taglio preciso
sotto la giugulare
la testa la mettiamo in bella mostra
piangi?
Senza corde vocali griderai
nel totale silenzio
- lo ricordate il film di Pasolini?
Le giornate dei fuochi di Salò
sui punti cardinali
in zucchetti di porpora e transenne
a separare i vivi
da chi muore
c'è chi gode alla vista
di cuori enucleati
È GIÀ
Ora mi dico
se non resto in silenzio
se di pugni levati
baratto la mia calma smorta
tingo di sangue il grido
se mi rivoluziono dentro
e scaglio pietre
è qui che ci conduci
per apparenze
a distogliere gli occhi
ah! ci regali
- Senti formicolare vene
sciolinare la gola
e lingua adatta all'estasi dei sensi
ecco ti frego e ti confondo
per orgasmi irrisori
ti seppellisco nella carne
ti camuffo le viscere e le ossa -
Ora non me la fai
sputo su quei lampioni
che appendi nei tuoi cieli
e vengo vuota
scavata nella polvere
dannata già da adesso
e sto all'inferno.
DISlocazioni
Io qui mangio un gelato
altrove si sconfina
in misura consunta e rarefatta
ci si nutre di plasma
e s'annegano sogni nel catrame
il contatore scatta
e mi distolgo dalla tua condanna
mentre il sapore della cioccolata
s'affloscia nel bicchiere.
A SAPERLO
han detto che un sentimento vero
grida
allora forse questo mio tacere
è un amore da poco
lunedì 24 agosto 2009
DEL NON POTER DIMENTICARE
vacillo
non trovo che ruggine
mi sviene dentro un suono
lungo la schiena
il filo d'un elettrodo
sosta di un'occasione ultima
per non morire di parole infisse
nella carne
aveva mano ferma
sia che fosse una sagola esibita
o bisturi a tranciare la sentenza
essere viva o morta tra le opzioni
poi quella stessa dalla gola all'inguine
senza perdere il senno
rimestare
e mai si volge in grazia d'un sentire
né ti accenna un rimpianto
è di carbone l'anima
di quella stessa mano
che artiglia sul finire
con violento silenzio.
NOTTETEMPO
tra comignoli e pifferi stonati
gocce di fisarmonica lontana
rincorrersi di gatti
e non son'io che mi divento muta
intanto che solinga
interstiziale
lingua di fiamma scrivo nella notte
sorvolando l'ardesia
PERCHÈ LA RESA
pressano intralciano comandano
le rifiuto con garbo
perfino se decido d'ignorarle
mi perseguitano
voglio fuggire
metto barriere di continuo
un punto
una parentesi
un trattino
niente da fare
il fare
in quanto agire
mi distoglie un momento
quando mi perdo in estasi
a barattare istinti
quel che ti do
potrei anche non
e invece sì
laconica
divento
tacita
sorda
muta
più
no
e
e poi mi assalgono violente
si riversano in me
esse
parole
IN PRINCIPIO...
quando il sonno non frantumava sogni
nel transito dei giorni
c'era soltanto lo scampare
alle mascelle dei grandi sauri
quando l'ebbrezza di un accoppiamento
urlato e indotto
era lacerazione nel tessuto ignoto
non ancora temuto
e cadere di fulmini a mutare
le carni vive in cibo abbrustolito
c'era forse il tremore che incuteva la notte
il cielo una calotta punteggiata
sui superstiti
quelli occupati a vivere
senza porsi domanda
condannati a morire per esistere
immemori
dell'Uomo consapevole
frammenti ignari
del Dio non conoscibile.
RIFLESSO MARGINALE
tendevo a spostarmi oltre il confine
tralasciando bagagli
e non guadavo specchi
mi tenevo a distanza dagli appigli
nuotavo
costeggiando silenzi
non avara di me
solo del tempo.
Giunsi all'incaglio stanca
fui costretta a guardare l'altro volto
la me stessa sbiancata nei pensieri
e quella voce diventata abbraccio
fu la gomena tesa
ch'io non vidi
DECODIFICANDO GODOT
noi che giocavamo con la sabbia
i trenini di latta
le bambole di pezza
noi che nessuno c'insegnò a barare
seduti composti taciturni
- son discorsi da grandi -
le malizie sostavano in cortile
in trecce scarmigliate
ciuffi rimessi a posto col sapone
inamidato il cuore oltre ai colletti
e sandali d'inverno
chi ci chiede il sapore di quegli anni
innesca micce
ma qui, sediamo tutti intabarrati
pesanti d'anni e di malinconia
stampigliata nel codice l'origine
la data di scadenza indecifrabile
pescatori di nebbia
nell'attesa di vivere davvero.
TESTE DIPINTE E TESTE DI
visto che il tempo incalza
e chi vive di rendita non pensa:
l'uomo che si dipinge sulla testa
sponsorizzato dalla cosa nostra
for(om)uncolo d'Italia
che accarezza con garbo
ed ammansisce
un bufalo verd(g)ognolo
anencefalo
uno che si denuncia da se stesso
ladrone nel consesso in emiciclo
e punta il dito
sulla sud_divisione
beh
come può questo genere d'anfibio
governare un paese?
Accetto ogni opinione
purché mi spieghi al massimo
come si può dal minimo
lasciarsi infinocchiare
mercoledì 19 agosto 2009
relax
seduta a leggere di te – se t'accarezzo
nel pensiero in cerchi e in_cedere di gambe -
ti tengo il posto al soffice
del muschio
inspiro e ti assecondo
che nell'astratto di misure scrivi
delle tue mani a contenere il punto
inclinazione naturale o quasi
cinque minuti a destra
un passo avanti
una torcia s'accende di parole
dici e non dici
andirivieni tacito
nel compiersi del giorno.
martedì 18 agosto 2009
D'IN_SOLITO ANDARE
Mi sono ricordata a sera tarda
nel togliermi le scarpe
la misura del raggio
dai miei piedi
al centro della Terra
collegamento all'esserci
che mai potrà la mente
coi suoi voli pindarici
conoscere tal quale
le vie del brulicare che
mi scorrono sotto.
M'improvviso entomologa
nel definire il mio cammino immoto
su superficie instabile
nella maniera esatta si direbbe
un tapis roulant
e noi si avanza
- visibilmente scollegati dagli
ipogei del mondo -
la testa immersa in nugoli di cielo
ECCO UN COCCO, UN COCCO PER TE (e qui sarete edotti)
ma si disegnano da soli soffici
in mimose di chiocce
il gallo che si sgola a tutte l'ore
e non gli brucia il dietro
rido con voi di queste lingue matte
e calami da strappo
le galline non sono intelligenti
se
lo fossero avrebbero già fatto
sciopero
o
come i lemmings
si suiciderebbero in massa
dicerie
le arvicole si tingono di rosso
quel tanto che sia aperto
un nuovo varco
alla proliferazione degli utenti
via libera al successo
alla liberazione del con_sesso
oppure senza
ché
farà lo stesso, il resto è marcio
e allora g_rido anzi pìopìo
tanto per non lasciare l'uovo e il nuovo
per non dimenticare quello sforzo
che ogni giorno mi nasce per lo strazio
farneticante il Bipede s'ingozza.
IL CIELO IN UNA SCATOLA
soltanto quell'azzurro in cui lo scorge
col suo fare giocoso
un qualche movimento senza mai
spostarsi dal centro.
Darsi a punti cruciali - vuoi che ti mostri un fiore?
- Meglio una perla. Una porzione d'ombra
Un'asola di troppo?
A contornare un battito
la voce è ritmo
il respiro è tocco
nella penombra indotta
annotazione dolce: il sapore di miele
di lei di lui che non si sono
assaporati mai
eppure
quando lo sguardo accoglie quella resa
il perdersi preciso
nel minuscolo vano è vita offerta.
Lei resterà
come avvolta in un risveglio lento
da un sogno che vorrebbe non finisse
appoggerà le spalle al suo saluto
mentre
d'intorno piomberà la luce
venerdì 14 agosto 2009
INFINITI RITORNI
noi angeli senza domani
e avremo due scodelle
una di terra, una di sole
una per dire adesso, una per dire poi
e porteremo appesi alla cintura
i segreti degli attimi stravolti
quelli che ci raccolsero perduti
nell'esilio dei fiati
i nostri mezzi giri
le tacche incise nelle schiene
- seppellimmo le braccia
incenerimmo gambe e piedi
facendoci bastare il resto -
avemmo tagli mai cicatrizzati
cocci di vetro in vertebre sconfitte
e dove dunque
dove ci attaccherai le ali?
versificio
sorriso
quasi tatuaggio a puntaspilli
l'invidia a quattro zampe
a quattro d'ogni cosa
sopra il graticcio delle microstorie
decapitate al caramello
“venghino lor signori”
è qui che c'è il trastullo
agli sciolinatori di mestiere
paradiso degli occhi
il duplice animale apre le tende
rhizophore su pagine rubate
sulla sabbia dipinta ad ombre corte
anche montagne sacre
esposte nei versanti
offerte con i tanka al predatore.
In estensione di sentieri sdrùccioli
in ripieghi di_versi rosicchiati
l'amico del giaguaro colleziona
distanze
e dà zampate al cantastorie assorto
alla ribalta suo malgrado
dove invece si attarda
l'attore consumato
- trucco di scena ancora la poesia -
per arpionare code di sirene
da mettere in barile.
giovedì 13 agosto 2009
COSMOGONICA
e i loro mille volti
conoscerò le estreme meraviglie
di ogni singolo fiato
qualunque voce chiamerà il mio nome
altrettanto che il vento tra gli abeti
e ricadrò sui margini del mondo
come drappo di sole
come un'allegoria dell'universo
succederò a me stessa
in cromosomi e per figure instabili
io di nulla e di colmo
a somiglianza
d'ogni altra vacuità
d'ogni altro esistere
d'un tuonare improvviso
o mormorare d'una gola roca
d'uno squillo di risa
un dio selvaggio come artiglio all'io
sennò chi sono
se non sono in Tutto?
A NON VOLER VEDERE
mani disgiunte a scontornare il senno
e la preghiera?
Vuoi che le cose ridano
ma intanto come puoi tu tacere se
di pianto
è continuo inondare fiumi e terra?
E sei solo un respiro nella stanza
tra colate di cera nel silenzio
gipsoteca di calchi, ossa impiombate
voglia di niente, un assoluto
zero. Nelle matrici inaridite arrese
a sangue e fiele
son forse tuoi i tormenti sul finire?
Chi devasta le forme alle creature?
Chi pugnala le spalle agl'innocenti?
Ho voglia di spazzare via chi ride
chi dice che la vita è solo bella.
Diglielo tu, mia figlia di dolore
diglielo tu che male non ne hai fatto
e porti in grembo la fottuta morte.
Diglielo ti scongiuro
prima che in bocca ti ci metta sabbia
prima che gli occhi tuoi chiudano il tempo
chiedi per tutti i fiori calpestati
per tutti i corpi deformati e vinti
e se la voce non ti basterà
le mie corde urleranno il tuo tormento
a pugni chiusi
a cuore scardinato.
RELATIVAmente
dei tuoi minuti contati
quando mi appoggi alla parete
come un avviso vecchio di bacheca
e non mi vedi
muovi d'un passo accennalo d'obliquo
raccoglimi parola e movimento
di quell'astratto rito di contorno
che ti rapì nell'attimo
e portami sul bordo
di questo tempo matto
ché tu lo sai
non è solo quel segno di carezza
immaginata nel transito degli occhi
o dire nel non dire
tre sillabe per te certo di troppo
per me ragione d'essermi attardata.
è NON è
la materia dei non-colori
il rovescio d'ogni
con i sensi d'amianto
il corpo che non ha il suo peso
nemmeno a carati
solo tremito
prezioso a chi?
Oltre le sbarre a concludere
in blu cobalto aggancio
il pieno e l'ombra
e lì
dove s'affaccia Dio
lasciare un punto di
domanda
NON SI PUÒ FOTOGRAFARE L'ANIMA
è forma nuova
segno perimetrale senza essenza
come depositaria
di un segreto tranquillo
liberato nell'attimo di un clic
silenzio tra una pagina di vetro
e le pieghe di luce di un'imposta
per averla così soltanto mia
ma poi svolsi la tenda
e lei volò...
IL VARCO
fiordalisi e mattoni
reti di filastrocche e roccoli
allodole finite sugli specchi
il monaco vestiva il saio griffato
e predicava ciotole di riso
a pani e pesci come parodia
stridono a notte corvi contro rete
assalti sotto glicini e lillà
spente le torce
i punteruoli infissi sui graticci
la mano che si tinge di vudù
anche la ninfa scalcia gli usignoli
sorride obliquamente a denti aguzzi
pianta la sua bandiera sui misfatti.
Ma d'improvviso un'altra voce che
sorride e abbraccia
e mentre cerco l'aria
mi si spalanca il cielo.
O...
con le mie braccia d'infinito
con la mia parola fatta spada
vi toccherò
perchè sia solo brivido il pensare
o l'amare
o
qualunque altra cosa
ed io per voi
non posso più racchiudermi
in respiri
o piccole illazioni
o
qualunque altra cosa
ho dalla mia la voce dell'ignoto
che sento e vi ridico
questo il mio tocco
o una preghiera giunta da chissà
o
forse un lamento attrito
a pugnalare spazi
e
cuori disarmati
INTANTO SCRIVO
gocce di fisarmonica lontana
su tegole spioventi rincorrersi di gatti
Astrodifuoco canta
e non son'io
che mi divento muta
a proseguire
tra lumicini e pifferi stonati
intanto che solinga
interstiziale lingua di fiamma
scrivo
l'avvicendarsi di pianeti e soli
sul filo dell'eterno
quando l'effetto notte
sovvertirà Sarastro
nel mio buio
sarà compiuto finalmente dio
QUANDO LEI
rimarranno paure e meraviglie
un rimpianto leggero
come una svolta a passo lento
non un disegno sopra una lavagna
il suo vissuto affonda nelle ossa
ma le giungono ancora
divini geroglifici
a cancellare un che
di troppo umano
OROLOGIO A PAR(E)TE
oscillazioni uguali
e spostando le tende
c'era chi percorreva con lo sguardo
gambe alle otto e venti
magari nella forbice di assenso
braccia alle nove e un quarto
nella sala d'aspetto
sventoleremo fazzoletti e ciocche
a mezzanotte in punto
e sotto la tettoia
riposerà il cucù
CONsensualMENTE
- è la voce di sempre -
a linee curve adagia la parola
e nel vapore azzurro d' uno sfondo
un segno tra i capelli
si riproduce in varco
(ne potrebbe conoscere i frastagli
chiusi nel gesto) intanto il nome
ripetuto in frequenze singolari
plana come nevischio
su emisferi
è fermaglio al colmare
quel suono pronunciato in tondo
espirato di getto..
ATTIMO
all'improvviso accorgersi che
siamo bitte
e tratteniamo scampoli di noi
vivere nel momento
perdere memoria del trascorso
fosse un fulmine o un fiore
una gomena è ieri
o l'altroieri infisso
un bioparco di accenti
circonflessi
sopracciglia dipinte spray
qualsivoglia dolore
è morto già
ora è
un bacio o un fastidioso
moscerino un
pane e lamento
nonrespiro
morso
risata
buco
ahi
qui
ora
IL VASCELLO E LA LUNA
in veli blu dipinti di pensiero
un avanzo perfetto ed illusorio
di respiro d'argento
per un abbraccio solo immaginario.
Il Marinaio cantava di sirene
prigioniere del tempo
perciò quando la rosa sulla pietra
a lui divenne muta
ghigliottinò col gelo il suo sorriso.
Eppure già sapeva di affondare:
conosceva la falla di se stesso.
Ora vorrebbe chiedere all'abisso
di conservarne traccia
perché s'illude che scriva per lui
l'astro d'opale
ma lei vive felice su un veliero
da cui riceve amore e poesia
che la conforta e la conduce altrove.
SHERIFA
un brontolio protratto su maniglie
d'ebano a fiori blu
la salle d'eau
mi ricordo di te
dei sonagli di armille a Matmata
il giropozzo e i buchi nella pietra
i cammelli grondavano di sale
e nelle ondulazioni del calore
percorrevo le nenie dei beduini
le jellabah a coprire corpi d'ebano
e bevevo la luce dal turchino
rendimi una parola, che sia nel souk
o su per i pendii di Jebel Rabia
da Chenini a Tozeur
sotto le palme a Dar Cherait.
Ero anch'io una ragazza
quando con allegria mi depilavi tutta
con zucchero e limone
e poi mi dipingevi mani e piedi
ridevi
mi chiamavi “la piccola signora”
e portavi mio figlio a l'Hammam.
Mi piacerebbe rivederti un giorno
con la mia stessa età portata addosso
sono sicura che mi abbracceresti
e forse mi diresti come allora:
Beslema, petite dame des verts yeux.
POESIA SCALZA
è stanco il tuo presente
hai voglia di sorridere di nuovo
di vestirti di maggio d'erba e fiori
e te ne stai mimosa ripiegata
sopra te stessa immobile
la strada che s'inoltra nel crepuscolo
è coperta di rovi
e non bastano i fiori di chi t'ama
a proteggerti i piedi.
Potremo solamente trasportare
sulle parole docili il presente
nel futuro di un giorno luminoso
che di bellezza vesta anche il tramonto
le nostre mani a carezzare un sogno
le braccia aperte a fare da riparo.
Quella voce che narra i tuoi silenzi
cullarla dentro come una speranza.
PER TE
brivido e spossatezza di un incontro
- ha sonno il mio dolore -
pugnalato da sillabe di scarto.
Invece tu mi chiami nell'argento
mi cancelli dal cuore quell'offesa
e mi condoni errori e cedimenti
tu che non vuoi ingannarmi.
Vorrei che nel deserto dei miei giorni
una rosa fiorisse per te solo
per te che sai narrare questa storia
amandomi perfino nel passato.
E che racconti d'isole e ritorni
di fantasmi futuri e fuochi accesi
di stelle di smeraldo a farti luce.
FURTO A PIE' DEL MONTE
Prima volevo chiudere la roccia
-sesamo non ti aprire-
e tu con le movenze d'un derviscio
schiodavi gambe e braccia
un chicco d'uva passa tra le dita
e solfeggi d'inverno tra le mani
non insabbiarti adesso
che da un uovo di struzzo
nasce un cuculo
se ti afferri alle frange del tappeto
sorvolerai la vetta del Kailash
ti stupirai
per un ladro di versi a viso duro
determinato a derubarti ancora.
E lasci fare
alle falde del monte
in acqua chiara
infiniti ruscelli a dissetarti.
giovedì 23 luglio 2009
ECCE DEUS
ho altro da pensare
c'è polvere dovunque su scaffali
i libri non consentono la pioggia
ed è il deserto sulle costole spente
non mi dicono niente, sarà il caldo
o forse l'improvviso avermi accanto
la me stessa di tante primavere
ma poi perché non dire degli inverni?
Sono tanti comunque
e al volgere di pagine interrotte
molteplici irrisolte
a dare un senso per alcune vite
gioie fugaci
i nipoti in piscina, il cane biondo
che se pure ha pisciato sul tappeto
è piccolo e non sa
i miei figli da adulti
hanno perso lo sguardo da bambini
e sento il peso
delle loro fatiche anche non dettte
Ci sarà mai un domani
alle voci delle anime, ai sorrisi
liberamente disegnati in cielo
senza supporti di stremata carne?..
ora mi servirebbe un dio qualunque
non quello degli altari un dio stregone
un dio che fa magie senza vangeli e tonache
un silenzioso Fiato alle creature.
VAN(I)GELI
non ti meravigliare se
non giungerà risposta
se ti rivolgi al mare per chiedere di ulivi
non aspettarti che ti dica sì
è soltanto la gemma che sa il fiore
solo la terra a vivere radici
allora non domandare a Dio degli uomini
non chiedere se vive
dello stesso respiro
e non chiedere agli uomini di Dio
non aspettarti che sappiano le cose
che di se stesso ignora.
PERISTILIO
sfumature in indaco
riposo e mi accompagno
alle colonne orizzontali
mi direte se il senso è quello giusto
se non me lo direte sarà uguale
io sono fetta di quel passato e stralcio
sezionato
del mio-vostro presente
rivolgerete altrove l'attenzione
è certo come è certo il divenire
occhi di biglie a rotolare in cielo
fino a mostrare il bianco
e allora me nell'entasi solcata
esperimento nell'altrove assunto
mano nella mia mano a dirmi sola
nell'aria che rifiuta il mio respiro
resto.
SE VOLESSI RINSAVIRE...
e invece mi ritrovo a scardinare
dispositivi e ingombri controvento
in battiti e pulsione di rimando
e vivo quell'età che non ritorna
A chi racconto della mia sconfitta
dell'armatura che mi fu sottratta
dell'essermi spogliata di saggezza?
Alla mercè dell'onda che guadagna
la mia riva ch'è sempre più lontana
l'isola che mi appare e poi dilegua
e questo canto: l'essere medusa
ialinamente in liquida disfatta
ché tutto quel che sono è stato scritto
con l'indice nell'acqua.
PER F. M. (e tutte le donne-diamante)
risalire crateri d'ossidiana schiene rotte
madri che per rivivere d'obliquo
tentano ancora il gioco
e dentro gli occhi
portano il pianto asciutto
donne dal petto fiero
mani da gelo occluse, mai
santificate
hanno l'aria smarrita e non lo sanno.
arrancano sul margine del sogno
indomite a sferzate
sulla fronte le tacche del dolore
donne che nell'abbraccio
respiro del mio fiato
è come averle dentro la mia pelle.
E d'un mare di pietra
le scintille.
FANTASMI DI TEMPI A VENIRE
l'uomo del sogno in blu
su per i tetti opali in biancoluna
e tumide le labbra per i baci
schiuse d'inverno a coccole e ciliege
mia come mia di sempre
e di nessuno
lei nel suo nido
dirama inviti all'estasi
sorride se un mirino le si accende
sulla pelle e negli occhi
e sui tremori delle tende rosa
sul nocciolo del dramma
liscia le pieghe al tempo
vanno d'intreccio amanti a passeggiare
tra monumenti e strade del passato
lui le inventa la vita nei ricordi
lei nel presente meno di una foglia
a bere frasi di vaniglia e miele
vedi, le dice, vedi quella donna
vestita di poesia?
Sei tu mio amore, apparsa dal futuro
mia regina di rose inghirlandata
mio sospiro presente
e t'immortalo.
STO(A)LLO
Filo
di paglia
a volteggiare
in lingua gialla
a taglio stomi di
flauto traverso
e quando atterro
al sommo della balla
una festuca
il vuoto mi attraversa
su commissure d'argini sospesa
spessori infinitesimi
riversa in me di me che perdo il senso
quella che fui di spalle
a dritto viro
come perpetuo sfarfallare d'erba
http://foto.masternet.it/main.php?g2_view=core.DownloadItem&g2_itemId=15890&g2_serialNumber=3
MEDIEVALE
senza scritta, mimetizzata quasi
conduce dove l'io diventa noi
una mandorla oppure un grano azzurro
a volte una manciata di pistilli
e la pioggia che lucida la soglia
e controvento
apre singhiozzi agli occhi
a volte brucia
si chiude alle risate sulle rampe
come colpi d'ariete
lungo il fossato i cardini caduti
delle battaglie perse.
I vincitori restano impettiti
nelle toghe d'amianto
non li stana l'acerbo temporale.
Non li denuda il fulmine
ed il fiore
attorcigliato a fune di stagione
è dis-piacere dis-pensato ad arte
bussano senza tema di ferire
e lei riavvolge trecce dalla torre.
DALLA PARTE DELLE SUOLE
quando avanzi di un passo
solo se tu cadessi gambe all'aria
guarderebbero il cielo
IL PUNTO VERDE
e mi conforta
ecco, mi dico, è sveglio e già mi pensa
e non posso far altro
temo di procurargli dis-appunto
se qualcuno sbirciasse all'improvviso.
Per un attimo solo accendo il mio
come a dirgli ci sono
e poi mi spengo.
CERONE
quelle che fanno stare bene
e truccherai le ore della sera
di festa e di baldoria
è così che ti vuole la platea
non vuol sapere quanto ti è costato
un respiro, un ritorno, una commedia
devi aprire le case del silenzio
imparando a giocare
brindare alla fortuna di un minuto
e fartelo bastare. Se ti affligge
il pensiero, se ti tormenta la paura
o il peso, e ti assillano gli anni
chiudi con discrezione ogni spiraglio
è così che ti vogliono gli astanti
di cosa muori tu non interessa
- tutti si muore un po' ogni giorno -
ciascuno vive della sua tragedia.
KYRIE ELEISON
da qui alle rampe della buca
dove il silenzio suggerisce al mimo
interruzioni e apnee
negli assaggi del non.
Oggi gli astanti
rime piegate agli ang(e)oli
in gita di nascosto al dormitorio
delle bambine prigioniere
baruffe di nocciole e mandarini
la notte di vigilia
il santo nasce
praticamente morto, e come lui
fenomeni di spire e cromosomi
ritagliati nel ventre delle cose
necessità perfetta alla sostanza
bipedi rassegnati sotto il peso.
Nella cantoria
l'organo spinto a mantice
le mani erano piccole
ci si stancava ma
non si doveva smettere
quando all'altare il prete
sacrificava Dio
SCRITTO
tra gli arruffi
disegno a pelle grigia quasi
la bocca di tatuaggio
puntaspilli
nel chiaro delle braccia
e il terzo gode
a mulinello a salti a quatto zampe
a quattro d'ogni cosa
volpe e gatto
sotto l'abero delle microstorie
frutti di mezza tacca
sciroppati nel fondo caramello
“venghino lor signori”
è qui che c'è il trastullo
mini_male
e l'ombra a dismisura
ingigantisce il duplice animale.
L’INDIFFERENZA
sigilla porte e storie
a giorni alterni
porta pazienza, il cerchio
gira nel breve spazio
a schiodare garofani da bocche
mute per ingoiare
reggilingue
tip tap
batte di scarpe lucide appaiate
la vita senza lacci
portami un mezzo fiore
un sacchetto di carta stropicciato
perfino un fildiferro
- mai ti farei del male-
non costruirmi intorno una muraglia.
DELIBERA
da percorsi condotti sotto riva
tra legacci e comete
o tra silenzi bordati di ciniglia, ma
ora chiudo la mia vena battente
che la pietà non abbia grimaldello
per non aver sentito e
peggio ancora amato
e lo sapevo, erano rocce a forma
di risata, non altro, e mi stupivo
a sperare in miracoli minimi
miracoli
che non è mai bene attendere
perciò perfino s_prego a mani s_giunte
che non mi ascolti dio
s'offra a chi merita
altra mercede e vita. Io vado
sapendo che nessuno tratterrà
i miei passi.
PREGHIERA, IN FONDO
di tempo
una manciata di giorni
o mesi, o qualche anno che sia
ma concedimi quello che mi resta
in compagnia di veri amici
d'anime sorelle
fa che il mio amore arrivi e sia gradito
che non sia equivocato
e nemmeno tenuto sulle spalle
come peso ingombrante
chiudimi gli occhi alle miserie
che non veda il dolore
dove non è possibile lenire
tienimi chiusa in queste strane stanze
di soliloqui e immagini
raccontami soltanto di poesia
di risate e bambini in allegria
e siederò d'estate
con le amiche fidate nel giardino
tra le rose e le favole
portami ciò che sai che mi fa bene
un abbraccio sincero, anche distante
e
non dimenticare
voglio morire mentre
sono felice
METÀ DEL SILENZIO
dagli occhi di smeraldo
arretrate su rive senza rena
nella penombra dove
la brace divampò d'un tratto
e non c'erano timbri
né ricorrenze da memorizzare
le donne dai dolori contratti
e dalle voci spalancate al seno
quasi a mostrare l'anima
vanno col viso vuoto
le mani piene nei sorrisi incerti
- vieni, le ho cariche di fiori
non mi spazzare via con un saluto.
E braccia
da stringersi soltanto al proprio petto.
MYRMELEONTIDAE
Voci di cartavetro assottigliano spigoli di latta ipotesi perfette che l'immenso genio
offre sui marciapiedi di desideri sparsi e cuscini di pietra alle sottane smosse
allunga arpia la mano come gli aztechi a depredarti il cuore e danza
sulle tue ossa stanche il suo bolero d'ombra piramide di sangue
ahimé!quanto sconquasso le parole e quanto scivolosa
nell'imbuto la tana oscura. Può gridare piacere
ai quattro venti: è l'amante del nulla
regina della nebbia lungolago
piffero incanta-cobra che
silente non lascerà
sfuggire dal
canestro.
Oh!
LEI, MA FORSE IO
abita stanze inverse
pallottoliere in mano conta giorni
lei si concede un minimo d'avere
un caffè forte, un calice di vino
un abbraccio di sbieco
il fumo non comprende la candela
solo la cera cola sulle mani
arde quel poco a dire
ancora brucia.
È lì affacciata
nei ritagli del sogno alle finestre
notti di lune svolte a sinusoidi
in andamento piano.
Non la vedrei di maggio
perdere i suo colori in campo grigio
l'arrivare di giugno di soppiatto
una carezza estorta e lei che ride
soltanto con la bocca
il dentro piange.
DIADAINCONSUPERTRAFRA
mi accosto a
prendo da
accolgo in
aspetto con
piango su
rido per
spero tra
vivo fra
martedì 7 luglio 2009
PICCOLI NAUFRAGI
gambe che
non rammentano il tempo
braccia serrate al rimbombare
d'un torace assordato
ti chiedevano gesti conclusivi
semi nati di contro
e di traverso
ch'erano fari apparsi sulla terra
nera dei cantastorie
E ti svendevi il cuore
nave costiera dalle falle aperte
aspettando il naufragio
le zattere si sono tratte in salvo
e tu
senza più rotta né timone
accusi il contraccolpo e poi
l'abisso.
rientro
anche la voce
a chi del mio cammino non importa
né delle cicatrici e il cuore saldo
l'anima non mi segue
e può spacciare per tesoro il fango.
Non ha capito che non c'è vestito
a portarmi salvezza
È a piedi scalzi che percorro il tempo
sto
sola come chiocciola nel guscio
ad amare me stessa.
Se mi assolvo.
lunedì 6 luglio 2009
IRONIA UN PIXEL
a falce
circostanze di smog
non ho lanterne e il pattinare
al buio
sa di fatica temeraria
quindi
bisaccia in spalla
per la strada dei corvi
a farmi denudare di me stessa
nella penombra tendere
le braccia
sarà un giro di do
smaniare in petto
e pulsazioni della giugulare
battere di tastiera
in disarmato credere
Vedi?
Ci sono cose sotto il sole e cose
nel profondo di me
lancio di note acute a precipizio.
PHI
Son tutti andati
chi per un verso e chi per l'altro
scontornati di rose e di drappeggi
baffi rivolti in su, boccucce a cuore
sedie rigide a fare da spalliera
e fondali di carta color seppia
disegnami stasera blu turchino
numero irrazionale
rendimi l'eco il peso la misura
se di coppella in fondere mi sciolgo.
E d'un calco perfetto
la conchiglia
divina_mente armonica
rivesto.
CAPELLA
Sprizza faville il fabbro
ti rimescola il sangue in congiunture
e ginocchia serrate sulla panca
dove la capra mai
campa né salta
è sale che le gusta
o salnitro di vena giugulare
assaporato piano, lei è là
a scontare parole, s_numerarle... ah.
Le sarebbe sembrato il monte
erbaggio in sommità di fiato
dove potevi attendere
perché
simili ai suoi deliri erano i tuoi
ma t'imbrigliava il collo l'abitudine
ora la conta torna, e ti precede
scortata dall'Auriga
ai pascoli del nord
st_ella immutata
PI ERRE
a rapportare è brava, un vero ingegno
ma “riportare” è il termine preciso
sa consigliare l'uno e l'altra e il terzo
è giusto.
Se chiedi lumi ti risponde
mah... boh.. chissà...
mi sembra un buon partito
lo conosco in privato
te lo consiglio vivamente, è lento
ma solo per lo scrivere di getto
il resto manc(i)a.
E tu che ci credevi alle sue ciarle
ti mostravi disposta all'altrui dire
in sospetta poetica
a sciamare regina dell'effimero
… e morivi
sepolta sotto un arco di zanzare.
ANCHE PARLAVA DOLCE
di foglie a mezzaluna
iperborica
bùccine e cornamuse, le corolle
in ritardo a novembre.
Accostale l'orecchio sulle strie
di biacca-argento in sovrapposizioni
Nel ghiaccio una mannaia
decapita pupazzi sulla neve
inventa chiodi
al cantastorie penzolante a lato
il tirapiedi lucida la lama:
ti è dolce amica mia? Così ti dice...
e cerca il punto
A fidarsi di voce io sensitiva
m'impaniavo nei cocci di sorriso
non supponevo che la morte è ubiqua
e può attendere scalza
che ti giri.
A RIPENSARE
di neve nella bocca
prima che fosse un bacio a
chiudermi parole impronunciate
vorrei vorrei vorrei
una sfilza di potenza in nuce
ridotta a un pugno di
nemmeno sabbia
ché l'onda batte dura
sugli scogli...
E cancellare impronte
prima d'averle impresse nella rena.
Eppure si può dire
a chi ha sostato stanco alla tua porta
vieni t'offro da bere
e presentare una bottiglia vuota.
DOROTHY E IL MAGO
se la tua voce è traccia del vissuto
la città di smeraldo ha le sue tane
e non temere il freddo sulle vie
battute dal maestrale
vieni a braccia distese
portami ombrelli rosa d'artemisia
ti disegno col dito nelle fragole
i contorni di Oz
e tu da quel velario che separa
giorni di grigio dalle luminarie
scrivimi fiabe a margine
ti leggerò le labbra
e basterà.
È GIUSTO
delle azioni sconnesse
e dei riporti complici di fatti
mentre uno schiocco incasso
d'autoschiaffo
ho una riserva d'aria congelata
però in cubetti
solo per darmi modo d'invidiare
me stessa:
che volete che sia passare il tempo
a respiro contratto
o trapassarsi a canale diretto
in ticchettio sul dorso?
C'è perfino chi danza senza piedi!
Allora vado a spegnere le luci
sul fondale
lascio la scena a chi sa far sorridere
e gioire
mi appresto a ritornare al mio silenzio.
LA STRADA PER IL MOLO
come gli occhi dei gatti
tristi di vissuto a gabbie
per infinitesimi chiacchierii riposti
scaffali imbarcati al centro
a sostenere il peso
dei miracoli
una cicca d'avanzo tra le labbra
il respiro invetriato nella tosse
mi prendo tempo e giro oltre la strada
a filo di gessetti - il marciapiede
dilaga di madonne
dipinte con l'assenzio ed il vetriolo -
non è tempo da tetti né comignoli
vieni sul mare
a guardare velieri controluce
doppiare l'orizzonte e il calendario.
NON MI MUOVO
sotto la pelle ammutolisco
viso di cocciniglie smalto rosso
un sorriso perfetto
a cancellare tracce di vissuto.
E l'ho intravisto:
appena un cenno
un raccontare assorto
di giorni andati e di perduta luna
di vicoli traversi
dove come fagotto di me stessa
restavo sola
in fogli ripiegati.
Mi ha vestita d'azzurro e di poesia
ma non ci credo ancora
che proceda così teneramente
e mi offra fiori
resto così a osservare
le sue parole lievi di cristallo
mentre non oso muovermi d'un passo.
SE NON MI VEDO
la poltrona che zoppica da un lato
anch'io
è il mio braccio sinistro che s'impenna
un'ala rotta mi sbilancia il passo
se mi affaccio a me tessa
esisto solo dal torace ai piedi
non posso mai vedere la mia testa
sono dentro uno specchio
che m'invia
una fandonia raccontata al tempo:
sono solo un'ipotesi nel vetro.
eppure volo.
NOTIFICA A CIEL SERENO
Vita
il tuo sorriso da gioconda
alle ferite accorrerei
lo stesso, e se la lente
in cui guardavo il microcosmo
dei fatti secondari
le azioni scaturite dai condotti
in cui scrutai l'ignoto
si annerisse
te lo direi con il residuo fiato
che il silenzio è peccato originale
è meglio un grido
Madre
di una lacerazione all'infinito.
GIORNO COSÌ
chiamami tua in sordina
e scioglimi campane
aggiungi qualche trillo
e un fiore aperto, una sonata
d'archi, una vita sottile
un girotondo
di mani aperte il figlio
che telefona amore da lontano
quelli che ti sorridono presenti
e dammi la bellezza dei contrasti
il rumore di passi dei bambini
e ti ringrazierò giorno di sole
domenica da bere
da vestire di voci
da tenere serrata contro il petto
l'amica che ti cerca
quella che ti accarezza da vicino
quella che ti vorrebbe spensierata
baciali tutti quanti
figli e amici
stringili a madreterra
a padrecielo
contienici per oggi più sereni.
DESERTO
al confine di netto nell'azzurro
una città di mare in proiezione
baluginare al sole
in latitudini
dove nemmeno l'acqua.
LONGITUDINE
un gradino in cambusa
al terminare scale
o capitano
ascoltavi deliri e riposavi all'ombra
di te stesso. Io raccoglievo in fogli
e paratie
la mia vita sommersa
sognavo di remare alla catena
e nell'affanno della latitudine
mio capitano
cartesiane e trigoni
non consentono attracco.
Appoggiami l'orecchio sulla vita
trentatre sessantaquattro mille
mi dispiace dottore - non ho abbastanza fiato -
dico zero.
Ti concedo il mugugno
marinaio
e un remo corto per il tuo rientro
stringiti il ceppo alle caviglie
quattro misure d'aria.
Intaglio dell'olivo più ritorto
polena immersa seni e fianchi all'onda
cellule staminali e dio risorto in
affondare lento.
Perchè prestavi ascolto
e tendevi le mani ai miei riflessi
avevi sete e ti porsi la bocca di ruscello
o capitano
volevi anche di terra e di colline
cicale imbavagliate alle radici
albero ancora infisso
e non sirena dalle gote rosa
a tagliare riverberi nell'acqua.
Un astrolabio almeno
una cima di scorta o un suono acceso
battito d'una sola mano
è il porto
http://www.torinoscienza.it/img/200x200/it/s00/00/0003/00000371.png
PARETI
profuma si salsedine
si ammorbisce agli angoli
quando divento linea
e tremano le cose
da spigolosa si fa bolla
io come manta
nuoto in perfetta sintonia
col dentro
solo i capelli dicono che sono
ancora superficie
in quanto abisso tra pavimento
e nuvole
scocco di me il pensiero.
mercoledì 10 giugno 2009
tra-scende-re
fronde sul lago cenere e fondali
vieni a provarne i brividi e il tormento
è così che risiedi nelle cose
è così che ti nutri d'emozioni?
Ora decido
diventerò macigno inamovibile
invano le tue lacrime di pioggia
percorreranno il manto della pietra
i cristalli rifrangono la luce
l'uomo non ha che oscuro sulla pelle
solo riflessi d'acqua sulla fronte
e tra le pieghe della decadenza
muore ogni giorno un poco.
E sperimenti il limite e il finire
tu l'eterno immanente
in ogni quanto a particelle e nomi
tu che immortale
vivi d'ogni morte.
LEI, MA FORSE IO
le ha riposte in soffitta
abita stanze e siede sui divani
pallottoliere in mano conta giorni
s'abbandona di minimo alle gioie
un caffè forte, un calice di vino
un abbraccio di sbieco
il fumo non comprende la candela
è scuro a parte
solo la cera cola sulle mani
arde quel poco
a dire ancora brucia.
E fossi morta almeno tra le braccia
del mio sogno appartato alle finestre
notte di luna svolta a sinusoide
in andamento piano.
Non la vedrei di maggio
perdere i suo colori in campo grigio
l'arrivare di giugno di soppiatto
una carezza estorta e lei che ride
soltanto con la bocca
il dentro piange.
ANNI CONCENTRICI
di vita pescanoce
sbocconcellata al limite del nòcciolo
o una mandorla dolce
bianca fuori dal mallo un'avventura
di ramo quasi spoglio
puoi dire quanti anelli abbia il suo tronco
ma prima devi sezionarla in toto
esporla sul bancone degli affari
- se paghi due
te la daranno intera -
scorze comprese.
Sarebbe convenienza
cominciarla dall'ala dei capelli
terminarla nei piedi
tu che non conti i cerchi nel midollo
le riconosci il suono dei vent'anni
sotto le vesti dei suoi strani giorni.
E fuggi
perchè non osi contenerla
temi
che ti si avviti addosso l'importanza
della sua vita
il termine che avanza – se lontano
ne scanserai il dolore -
Ma lei vive nel cavo di parole
e mai potrai scordare la sua voce.
LONGITUDINE
un gradino in cambusa
a terminare scale
o capitano
ascoltavi deliri e riposavi all'ombra
di te stesso. Io raccoglievo in fogli
la mia vita riversa
sognavo di remare alla catena
e nell'affanno della latitudine
mio capitano
cartesiane e trigoni
non consentono attracco.
Appoggiami l'orecchio sulla vita
trentatre sessantaquattro mille
mi dispiace dottore - non ho abbastanza fiato -
dico zero.
Ti concedo il mugugno
marinaio
e un remo corto per il tuo rientro
stringiti il ceppo alle caviglie
quattro misure d'aria.
Intaglio dell'olivo più ritorto
polena immersa seni e fianchi all'onda
cellule staminali
e dio risorto in affondare lento.
Perchè prestavi ascolto
e tendevi le mani ai miei riflessi
avevi sete e ti porsi la bocca di ruscello
o capitano
volevi anche di terra e di colline
cicale imbavagliate alle radici
albero ancora infisso
e non sirena dalle gote rosa
a tagliare diamanti dentro l'acqua.
Un astrolabio almeno
una cima di scorta o un suono acceso
battito di una mano sola
ti sia stella polare.
http://www.torinoscienza.it/img/200x200/it/s00/00/0003/00000371.png
OLTREMUSICA
taglia la convergenza e il filo
a piombo
io mi sorrido sola e trovo i tasti
corrono sull'allegro e sull'adagio
variazione di gesti a contrappunto
il timpano rinvia in mi bemolle
l'organo avvita il tempo
e soffia canne.
Mi porge di rintocco
scampanellii fraseggi dondolii
l'anima nell'udire si fa carne
ovunque il palpitare di scansioni
ha flussi espressi
incantamenti sincopati e forse
un colore di fiato
ardono i miei falò sull'oltre-suono
dove tendo le mani
alle parole.
sabato 6 giugno 2009
MAI
cielo della tempesta a tracimare
vasi d'argilla ai piedi del titano
affogo ma il mio grido
o rombo di vulcano che
sputi il suo grembo
mi avrai fiamma e lapilli
non muto piangere a formiche
di gocce né lombrichi
smuovi placche tettoniche
apri di faglie il sangue della terra
e qui che scorre il dentro
tu sei fuori
dai giochi e dalle braccia
di madri
di gemiti del ventre tu
non conosci il dio delle viscere
sai forse la piaga
o il sapersi di pietra?
Il vero dio
siamo in frammenti noi
noi che forniamo il senso
a croste
a buchi
siamo i teloni dell'impermanenza
perchè tu possa dichiararti eterno.
giovedì 4 giugno 2009
FINESTRA IN CUCINA CON VISTA SULL'AIA
acqua non porterà
le gambe mi sorreggono che
al dire quattro più quattro
in presa diretta
raccatterei parole sgranate
come piselli sfuggiti dal baccello
ah, sì, raccolti sotto il tavolo
in quell'angolo buio dove non spazzo
salvo che quando vengono le visite
ma a voi che importa?
Mi tengo le ditate sugli occhiali
il vapore sui vetri come quando fuori
“non” piove (vi aspettavate il contrario?)
mi sono fatta un po' di conti
giorni di più o di meno, i dilettanti
che si credono critici importanti
e qui lascio assonanze – e se mi va -
pure una rima, oplà
non vi permetto più di entrare in casa
con le scarpe infangate
e nemmeno l'ombrello gocciolante
il mio zerbino ha fatto rimostranze
ora vuole una sciarpa di chiffon
adagiata con tatto sulle scale
recate i vostri detti nei cortili
gli anseriformi in cambio di becchime
vi cederanno penne remiganti
càlami intinti nella
banalità, non quella loro:
le oche sono molto intelligenti.
NEMMENO ISOLE
l'han detto in mille modi
se una ragione ha radici di vento
attecchirà nell'acqua
io vivo come quei personaggi strambi
affacciati alla vita
con gli occhiali a smeriglio
ascolto voci
rivestite da corpi entusiasmanti
a volte mitici
ciascuno come scoglio in mezzo al niente
fossimo almeno promontori
o rizomi di terra
o sciami d'api
invece siamo spazi senza cielo
rive dove non batte la risacca.
Rime di scimmie
bocche d'artificio
per noi morire è ancora la salvezza
s'è possibile scegliere
la vita è sangue e scorie e putridume
soltanto negli umori a concimare
e seminare morte
che fossimo campane
a suonare di notte a quelle chiese
di santi e di patiboli
inventarsi di regole e d'insidie
mai faro
mai nemmeno un cerino a farsi dio.
Isole?
No
spettri di navi.
mercoledì 3 giugno 2009
CAMERA NON-VISTA
dentro
un lettino in ferro e lei riposa
ha capelli di sabbia
poca voce: - oh! un piatto di spaghetti
a vongole veraci
mangiarlo in piedi nella mia cucina!-
E non trova la vena l'infermiera
Signora mia, sapeste la bellezza
che le cantava gli occhi!
quant'allegria portava nelle mani!
e l'accompagna fino al parapetto
il lungomare occhieggia mille luci:
- dimmi quel nome -
- non me ne ricordo -
- era un film che parlava di una strada
d'una vecchia signora e uno chauffeur -
Sto toccando le braccia dell'inverno
e Sorrento profuma di limoni
- perché vortica il cielo? Me lo dici?-
- Non è l'azzurro a farti male
amore
è quell'ombra discesa nelle occhiaie
è il tuo respiro corto-
Il golfo intorno è una folata fredda
una scena di Napoli che dorme
ti bacio gli occhi
tu non la vedrai
domani andrò da solo
a nostra figlia
racconterò di te.
IL CIRCOLO DELLE SCIMMIE
cava le tue paure
ti fa credere che se pure sbagli
avrai la comprensione
ma sarai sempre tu che morirai
tu che gli avrai affidato i tuoi segreti
e quando poi si stufa di giocare
ti getta = che nemmeno una ciabatta =
La scarpa nuova già gli accoglie il piede
con lacci similoro e lingua scaltra.
L'altra, se le concedi una misura
te ne ricambia due tant'è magnanima
ti fa credere in punta di parole
al suo pensare e fare aristocratico
mentre ti tesse intorno i suoi tranelli
incartati d'azzurro
giovinetta sfalsata in righe-rughe
a piene mani attinge alla tua fonte
comme au marché des puces
quando ai vestiti usati un bel ritocco
un paio di gale, un fiocco, e sul distratto
entrambi si rivestono dei tuoi
tu non protesti e loro
di sepolture ed epitaffi – esperti -
ti scavano una tomba in primo piano.
D'AGOSTO
e le parole come in una boccia
domiciliate tra i ripieghi
la ragazza a bolle
dalle annate rubate lungo i muri
una vecchia corriera alla fermata
facoltativa
spegni quel faro
appòggiati sui gomiti l'estate
di cicale e dei
ormai s'è fatta notte
e quel lontano
giorno saldato a ceralacca
non raccontarlo più
nemmeno in braille
sulla tua stele incisa
manca una data
ma...
TEMPO CHE FA
più d' un sospiro
non ti racconterò di quando sola
resto seduta ai margini di un giorno
che non verrà - ché se venisse -
morirei per eccesso di sentire
e tu che mi sorprendi
per un attimo insonne o una mattina
di poche frasi - e pure basta -
tu che ti fermi al mentre
oltre le mani il tenero di donna
il suo centro disciolto
luna priva di cielo in cui brillare
però - sono sicura -
quel momento verrà che in un altrove
che sarò fiume e riva
di parole mai dette
cederai finalmente, e le dirai.
DI PONTILI E LANTERNE
fiaccola
non si ritrae dal molo la risacca
vedesti le mie spalle
le sfiorasti di specchio
di classifiche a tempo il sussurrare
nell'ordine convesso
navigasti sui flutti del con_senso.
Una lucerna sulla cima di scogli
il mio segreto
l'unico che conosci
barlumi circolari in acqua smossa
tu soltanto una voce
a farmi cenno
io soltanto una luce
d'allegria.
ANCH'IO
quando sono sola
danzo
metto dei fiocchi rossi nei capelli
e la mia pelle va a singhiozzi d'aria
mi pulsano i contorni
le domande le chiudo nell'armadio
stanno bene con scheletri e vestiti
che non indosserò
mai più.
Ora dipano frange
sinuose di liscio
ahi! Se mi giro
l'anta di specchio è un corvo
ma lo faccio tacere con l'inganno:
gli appanno le sporgenze e le rientranze
ammicco di smeraldo tra le ciglia
labbra rosso granato
e sulle anche
mi delineo leggiadra in movimento
sono bella, Dio mio
ma ne ho paura!
Se ci credo mi lascerai tentare
il passo ancora d'una sarabanda?
COSE DA WEB
Si muore per trasparenza
estrema
non c'è caldo di pelle a ricordare
odori
solo visioni e suoni
il segno incorniciato
che ti sfogliava il cuore
a parlare degli aliti di vento
versi di libri non ancora scritti
un bacio mai partito dalle labbra
e barattare i sensi per un sogno.
E cosa resta? Spine d'acacia
e il vuoto che ti assedia
ETÀ
Una dorsale a vertebre d'avorio
terminare d'aguzzo
profumato di vita nel rovescio
dove morde l'affanno
alla tua età che - dicono -
essere di saggezza e di rinuncia
tu batti i piedi ancora
alla tua età si addice il nero
non lo scialle andaluso
e nei capelli un segnatempo a scatti
non pettini bordati di vermiglio
a scriminare argento
a separare
il tenero dell'ombra
nel concavo d' un grido
giovedì 21 maggio 2009
ANCHE QUESTA
verrò d'estate con sei soldi e una sciarpa di seta
di bellezza sicura - me lo dice -
luna dagli occhi verdi.
Parto
faccio il biglietto e arrivo
preparati all'evento
Ahi! Teme il peggio e si ritira a monte
gli vacilla
perfino il desiderio - ora lo teme -
più dei cinghiali inferociti a caccia
si tratta di loquela in assenza di corpi
segreta intemperanza di parole
in mancanza d'azione
e vuoi chiamarla amore?
Quando sei solo il morto
del tressette.
ACQUE PROFONDE
in fila sulla schiena
a fluttuare
alicia mirabilis in approccio
barlumi e disincagli
luna d'avanzo delle beatitudini
hai forse braccia
da svendere al mercato dei polpi
o tranci d'anima
serbati in salamoia per pescecani
in trasferta
e se mi adagio a fossili
di laminarie se
di me s'irradia il solco nella rena
mille piccoli stomi di madrepore
baciano nudibranchi sui fondali
ATLANT_I_DEA
negli interstizi in cui
trapelano rosari e japamala
ora sommersi, taciti di morte
apparente
ma l'acqua non doveva trasmettere vita?
C'è ancora un cerchio aperto
che si allarga
e campane assordate
alghe
al posto di abeti.
Il mietitore non ha più la falce
ma sciabiche e siluri.
Mi rintano tra foglie di biloba
tra bolle di sargassi
non respiro di mio
so che un mistero
ventila paratie nei miei polmoni
già quasi branchie.
Ali di un giorno al sole
oh! Dio dell'impossibile, ti prego
dammi un volo di vetta
sono stanca
di tutto questo sale.
mercoledì 13 maggio 2009
LA VENDETTA INUTILE
sulla mia vita stanca
mi vorrebbe sepolta
o mestamente in ombra
conta i miei anni
a filo d'inferriata
e i giorni come fossero
minuti
così mi mostra
finta cortesia
e di spicchi di lama
gli occhi suoi
m'infilzano le spalle
dove il bianco
fu remoto dolore.
IN ROTTA OCEANICA
Ditemi, allora, quale
oro, broccato o seta li riveste.
Avete fatto caso alle ondate randagie
udito i canti
dei dugonghi poeti?...
sono maree di vuoti
lune traverse appese ai litorali.
L'ostrica invece nutre
misura d'ippocampi a rete minima:
è mio quel mare, è mio quell’arco tondo
è mia la perla.
In serratura ermetica le valve.
Non ha fratture il dorso della pietra
che sia roccia di terra oppure scoglio
piedi saldati a coda, l_amantino
mugghia sul fondo.
Ha già ingoiato l'amo.
COVENTRY
Non i capelli a manto
lady Godiva
a ricoprire trucioli
vita scolpita a concavi di nulla
cavalchi l'ombra
intorno ride il giorno
ma tu non sai che il viso delle gioie
è finito da tempo
e cerchi ancora il luccichio
la fossetta sul mento
e sì che te ne vai pezzo per pezzo
fermati adesso, lady
raccogliti nel grembo
prenditi il senso delle luminarie
e la staffetta con il testimone
con nuovi finimenti e nuova sella.
OCHE PICKWICK
calami ancora caldi
non inchiostro di china
sangue piuttosto
gocciolare di segni a lutto
tra le righe e il fiato
dipingersi la bocca di violetto
Signora mia, funziona malamente
il mantice di carta
l'organetto si stringe
sei cipolle dorate in bella mostra
per cambiare discorso.
Chi ti conta sul suo pallottoliere
a bolle di sapone
tira la somma che non torna mai
un bel viavai di nulla
intercostale
Considerarsi luci
selvatiche di cielo
quando si è solo sassi di morena.
EX VOTO
che non hanno battenti.
Ah! Le avessi pronunciate tu
sarei di fuoco
nel percorrere piazze
a raccontare immenso
Di memoria e di fiamma invece ho pianto
la notte avara
il tonfo dei silenzi.
Ho fatto un fascio allora di catgut
suturandomi il dentro
e l'ho deposto in pegno
sull'altare del dio delle ragioni:
che non sia spreco d’anima.
A PENSARE
è diventata buia
nessuno guarda più dallo spiraglio.
Io resisto a contare alcuni gesti
una sera d'estate
quando la mia cortina di damaschi
era un sogno ribelle.
Era amore, il tuo gesto, io lo credevo,
ché non era possibile altrimenti
dar vita a una vetrina:
ero trafitta da una lama liquida
una valvola ad acqua.
DEVO, capisci, crederlo! Altrimenti
saresti un mostro ch'io
mai ti vorrei esistente!
perciò mi dico e mi ripeto a oltranza:
amava la mia vita e la mia essenza
non fingeva d'amare anche il mio male
non avrebbe potuto farlo mai
lui non poteva uccidermi di nuovo.
Sapeva che non ho
poi tanto tempo.
ALFA PRIVATIVO
sono le donne svolte, le guardiane
dei regni di Ossian
arpe nel vento
le signore dei canti e dei crocicchi
Ecate assorta a raccattare pezzi
nella casa dai mille corrimano
lascia su piani a-critici il sentire
all'esistenza e al nome a-sessuate
rammendi a parte.
Itinerari tracciati sulla pelle
incisi a punti e strappi
mappe a-morali
senza cartelli strade all'inferriata
l'altra metà del cielo che s'inerpica
per mammelle accoglienti a devastare.
Avanzate di voci a cetre spente
incastrate nel ventre
a-sperse d'irreale
sulle tracce cruente o cicatrici
d'altri asporti chirurgici
la terra non ripaga le sue amazzoni
e nei giardini i pomi delle esperidi
restano appesi ai rami.
UN GATTO
lungo il corrimano svicolava
quando la sera falcidiava gatte
e nel lardo intingeva lo zampino.
Di case ospitali ne aveva già tante
da me ritornava più scaltro e sornione
faceva il leone, ma non resisteva
in città,
perciò si s_chiantava
a cadenze rituali di gatto alla luna
facendo le fusa alla micia
dell'altra vicina.
Amava pacchetti e cannucce da tè
sorbiva la vita da un tubo di seta
da un acero rosso
da un getto di_mora.
Perfino la volpe gli offriva la tana
nelll'andirivieni.
Gli diede alla testa
la strada di casa dipinta di rosso
finita di botto.
Nascostro sul retro, il gatto birbone
le grinfie in agguato
spellava una rondine morta a metà.
QUANDO LA MADRE...
una listata nera
e poi si va leggendo oltre l'inchiostro
e le sue mani
quelle che carezzavano i capelli
quelle che sferruzzavano maglioni
compilavano note della spesa
magari dopo l'ultima versione
dal latino, la lettura d'inglese.
E poi quegli occhi nido
per ogni circostanza
il pianoforte a raccontarti voce
mani a impastare giorni
renderli digeribili
e tu, sparsa di voli
con poca cera a farti ali
e lei
che sapeva aspettare
che sapeva raccogliere ragioni
d'ogni sconcerto e amore.
Le tue radici le stringeva in mano
ancora come filo d'aquilone.
Ora ti regge il vento.
STORY
Eri la fonte d'ogni commozione
mi apparivi dovunque
perfino fra le crepe di un dirupo
nelle foglie ingiallite
nei rigagnoli
vestivi fiori rossi e il nome mio.
Il nome tuo
io lo portavo indosso
scritto di vita in vita nel diamante
nel segreto di cuspidi e menhir
e poi tornavo e ritornavo ancora
ti cercavo nei luoghi che più amavo
in ogni mio possibile ricordo
il tuo sguardo d’amore in ogni sguardo.
Bussa piano
se torni
CHI sogna CHE
della vita
dall'agglomerazione alla scompagine.
Se poi sarai preghiera
dalla cima del mondo a sventolare
lungo rosari e tanka
tu, sarai il sogno.
E allora
sogneranno di te faggi e sequoie
stormiranno il tuo nome le montagne
e chiederanno al dio delle galassie
perché ti nascondeva nella carne.
Se ci sarà risposta alle domande
e col tuo sangue venga scritta in cielo
quella fame d'amore che ti uccide
sarai tu stesso il sogno
dell'universo intero.
PERCHÈ NON TI GUARDO
compagno di quei giochi speziati
sulle dune d'argento
della bocca odorosa di maggio
nulla è rimasto, nemmeno
quel guizzo improvviso negli occhi
a riparo dell'eros
volavano le folaghe, rammenti?
E sul fiume gli aironi
scendevano in planata
noi restavamo immobili
poi mano nella mano
raggiungevamo casa
e il nostro letto.
Questo è terreno che mi manca
e non posso avanzare
ché se mi guardo indietro perdo il cuore
farò finta di niente
rivolgerò lo sguardo alle pareti
per non farti sparire da quei giorni.
DI_VERSI FUOCHI
basta soffiare a mantice la brace
e capelli di fumo come alari
al ceppo resinoso
sopra numeri primi.
Per sostenere un sogno
ci vogliono ventagli invece
su notturni di fiamma che la luna
accorda le distanze.
E faville scippate al firmamento.
mercoledì 29 aprile 2009
la Méduse
in moto ondoso
sulla zattera c'era, ed era udibile
la nota persa, la distratta cima
a me non data
eppure avevo tra le braccia fiori
e pensieri d'incanto
dov'era mai il buonsenso
nel mareggiare
se la nave affonda?
allora mi dipinga Géricault
l'ultimo attracco
prima che il mare inghiotta.
PAROLE INFERTE
che parla in strato sferico
riferimenti in sovran_numero
si calano le fronti corrugate
strade d'asfalto accelerando il passo
non il respiro, quello
rimane appeso al chiodo.
E sbeffeggiare chi la vita stringe
filo di ferro infisso tra le vertebre
a consentirle transiti di scarto
- ecco un bacino idrico -
la ninfa delle ellissi
a calunniar la luce si dispone .
Di quello che non ha ferisce a morte
ché se appena si approssima d'un cielo
bavero di cristallo
termina l'alfabeto nella forra
e nel suo manto nero sfoga l'urlo.
Io sono qui, mi accosto con prudenza
perché ho paura d'essere ferita
la millesima volta.
E sì che vorrei essere un abbraccio.
NON C'È RAGIONE
che ti logori in slarghi a ruotagonna
tu chino su caviglie e trafitture
affanni e mezziguanti
prenditi pure tutto il tempo a valle
ché in cima non avremo altro che vento.
Se tracima di te l'evanescenza
d'un frullo tra le spalle
tu lo rinnegherai, perché l'inferno
stupisce il corpo e non lo fa pensare
Orma di noi
che guardavamo il cielo, idioti perfetti
non resterà più traccia sulla terra.
E sarà giocoforza ancora
andare.
AL_KIMIYA
impronte di una sposa di secoli futuri
macchie di sale sciolto?
il fiore rosso sbriciolato nel marmo
non c'è linfa che possa dargli vita.
Ora vaga
spettro di donna manto senza corpo
tra gli scarti del nascere
il morire per poco
accordata su tasti fuori tempo
si vide già risorta dalle sabbie
invece fu declivio
di lacrime sul muro.
sulle gambe di marmo lui drappeggia
le ginocchia cedevoli nei giorni
e di galassie
remote d'oltrecielo
di colei che l'aspetta.
avrà memoria.
"Niente è a noi più vicino di noi stessi, eppure nulla è a noi più sconosciuto della nostra vera essenza"
(motto dei Rosacroce)
venerdì 24 aprile 2009
CONTROMISURE
potrei parlare di dolcetti al miele
certo potrei
anche di quel loukhoum pistacchi e rose
e poi tutta la gamma dei colori
potrei metterci un tango
o il quartetto per archi in fa maggiore
potrei farvi venire
una crisi glicemica
invece no,
giro la sedia a vite
in calzamaglia
immagino trent'anni e lui be-bop
muscoli e fiato
forse una spruzzatina di far west
e
pupa vieni qui, fatti baciare
pizzi neri e due fucsie tra i capelli
odore che - miodio -
potrò mai farti giungere in ritardo
oh, beh, certo che sì
va tutto bene
hai portato le coppe mon amour?
Vedrai, stanotte un angolo di luna
la cantilena a mantice di un gatto
suggerire deliri
e tu lo vuoi.
FANTASMA di via L.C.
ero sicura d'esserci
scruto bottoni e pences:
io non ci sono
È tutto intorno, il mondo
che prosegue e trilla
sboccia di maggio e piove
qualche volta mi abbraccia
tira con l'arco o replica uno show
usa gesso e diamanti
t'incolla ad un pc
così mi veste il mondo
e di pensieri molesti mi sopprime
FUORI STAGIONE
respirare di canne, e di ghirlande
fiordalisi e frumento
nemmeno fossi carta da parati
a srotolarmi in camere d'affanno
immanente la pioggia
e il contrappunto
che lo chiamavo amore -ecco lo dico-
curva di adagio un sopracciglio
ala di viso stanco
adesso
il piatto piange al buio
ma non rilancio
si prepara un'estate di cicale.
martedì 21 aprile 2009
INTERRUZIONE
sulle gambe, ragazza
ancora sporta sul davanzale_nido
mano aggrappata ai fili delle vele
camicie ad asciugare
e sono là
mentre passava il treno delle ore
mentre si disfaceva il pieno
e sempre più gli ammassi degli amori
subiti – bisognava pur farsene ragione -
lasciati indietro a reclamare massima
attenzione, arco di me granito
s'ipotizza d'avermi a tutto sesto.
Nel dissesto di me che invece resto
come incompiuto volo
il seno bianco, le spalle ricettacolo di piume
chiedono tregua al tempo
- mia diciottenne appollaiata luna -
nell'estate d'allora ammainata
la giovinezza all'asta in preda al vento.
Non ci saranno braccia oltre la rete.
Basterà aprire quelle dita
e poi...
domenica 19 aprile 2009
GLIELO DIRÓ
svolta di tempo e ricciolo di fiato
lave d’insonnia liquida
è un’orchestra sdraiata
tra capelli argento
e fiamma tra le mani
Il mio amore è un passaggio nelle strade
un cammino tra i nomi
e sa che “t'amo” non è parola
è solco nella carne
e sa che Dio
vive nei desideri anche lontani
nelle parole mai rappresentate
perché troppo vicine al paradiso.
CON_SENSI
le gambe già ricovero ai sensi
affiorano torpore
mani quelle dei giochi
a buccia persa labbradicorallo
t'appartiene nel sogno e solo in quello
ti traccia amore intorno, t'incatena
Non puoi lasciarti andare
eppure se ti adagi e circonflesso
respiri il tuo sentore, il tuo sapore
in cogliere te stesso. A perdifiato
vieni a introdurre suoni
qua
che sparsa lei non si controlla
che si dissalda e perde e si disseta
ad illusorio chiocchiolio di fronte.
Tu immagini
le sue gote d'avorio, le sue anche
le colline dei versi e degli inversi
giada nei solchi a valle
a raccontarti muschi d'ombre arrese
di lei conosci suoni, ma non sai
qual'è il profumo e il cavo dei suoi sì.
giovedì 16 aprile 2009
OSSIMORO IO
manica arrotolata
mi darete due lire in fondo al pozzo
dei desideri in nero
io mi nascondo nei pressi dell'ascella
sono radici d'ombre
ma voi non lo darete da vedere
bisbiglierete un frettoloso addio
detergerete zigomi
e stringerete il cuore tra le costole
quando sarò l'erede di me stessa
cresciuta a vita
condannata a morte
vi condurrò con me, siete miei sogni
di come non vorrei restare sola
vi creai per paura
ora fantasmi voi, chi sono io?..
SUPERSTITE
lo scorrere dei tagli sulla terra
fibrillazione di pareti e fiati
vela il segreto, ma non lo dichiara.
Se dai sassi germoglieranno spighe
martedì 14 aprile 2009
CHE COSA MAI
di fasci d'erba
forse fili bevuti dalla fame di luce
occupati a sgranchirsi le caviglie
a piedi scalzi, il saio ci manca e nel
cappuccio l'aria di santità
non ci si addice
è un io basfemo - io lo dichiaro fiero -
quello che mi conduce nei deserti
libero da vangeli - è un io che tace -
quando occorre morire
oppure dice di triboli irrisolti
e santodio delle bufere
santamadonna dalle mille facce
prendono barche grandi come chiese
i pupazzi da scena
per questo vado nuda
dal momento che guardo nel mio sangue
stretto fra i denti il fiato
e nulla mi condanno
anzi mi assolvo con il mio furore
di belva mite cui non è la voce
a farsi grido
ma la carne di cui l'hai rivestita
la stessa che fissasti su una croce
vuoi che ti dica?
Meglio di no
meglio che tu non sappia.
NESSUN DOVE
in ricacalcare giri
basterà discostarsi in solitudine
e scrivere sul palmo con la biacca
oppure il sottoscala
tingere di pareti in segatura
le cantine depositi d'addii
non basteranno lenti bifocali
per osservare il centro
l'abbandono è una cesta
che ruota dentro un muro
avrai il cordone mai reciso
tu mille volte partorito
e non ti basteranno le carezze
per quanto delicate sulle dita.
Allora ti prometto
non scriverò di te, ma di un amore.
aleSATURA
li assottiglio
stralci di vita e segni
dal troppo lesinare infine stallo
in quasi-niente
allora vado
per elemosinare un quarto d'ora
trasferito al momento
ne vuoi di più?
ce n'è di meno?
s'allunga o accorcia il paradiso a entrare
nell'asole i bottoni
tu che ci perdi il fiato
non capisci
rubi tramonti e cieli
li fai passare in fori circolari
a cappio
e stringi
il tempo in un oblò
minimo dire
quando fuori l'eterno.
COME UN INCARTO
trattengo i labbri della mia ferita
anche se tremo e non mi torna il tempo
ai piedi di una strofa improvvisata
una parola chiede d'esser detta
ed io la scrivo
e mentre sillabando va a singhiozzo
il cuore, sì, che sento
in solfeggi dipinti su stagnola
i versi
con le dita li stendo
fanno musica strana
mi ricuciono in punti lacerati
con adagi in sordina
e se mi abbraccio
è te che stringo innominato e solo
fratello nella notte.
Vieni anche tu
domani guariremo.
lunedì 13 aprile 2009
IL PRIGIONIERO
alla finestra, tra gli orologi muti
nello spiraglio tra parole e gesti
acqua di meraviglia nella mano
offrivo alla tua sete. Intorno il mondo
girava tra le maschere in attesa.
Mi sporsi a carezzare il tuo grigiore
i tuoi resti di vita incatenata
alle pietre di un fiume senza foce
funi di sbarramento alle ferite
ricevute ed inferte, a farti peso.
Volavo basso,
appena il tempo di guardare indietro
impronte quasi erase:
colsi il bagliore d'anima riaccesa
ma durò solo un fiato.
Ripresi il volo
le cicatrici a farmi compagnia.
Tu siedi mesto in abito da scena
di parole raccolte in poche righe
in assonanze alcuni dei miei versi
ma lo so ch'è soltanto il tuo gridare
quel sì fossilizzato nella pietra
Altri secoli ancora e lo dirai
perciò ti aspetto.
PROVVEDIMENTI
una sequenza muta
a contraltare il coro
di litanie pagate a sangue e ceri
lustrini d’oro e passamanerie
affrescano d'incenso
le logge ed il sagrato.
La mia mente confusa
vorrebbe una ragione
per quelle urgenti cupole di chiese
ricostruzione lesta
le case invece le facciamo in tela
antisismiche
e il popolo è al sicuro.
subLIMINALE
il tempo di far credere che esisto
e poi scompaio
geco fantasma
m'inerpico sui vetri
e dico al vento
amico mio non scuotere
le imposte
respirami profondo, a distaccare.
Spargi il tuo sale
trasportami granello senz'appiglio
a disciogliermi ancora
in questo mare - occhi di strada fatta -
smemorato rintocco sul finire.
E portami nel Sole
a casa mia.
LA GRANDE ODALISCA
il cielo
a chi tiene per mano la menzogna
nel contare fantasmi e può deridere
il dolore di anime sorelle
non porta bene
no
gioire degli stracci
passati sui disegni dagli osceni
che scambiano sorrisi per lavagne
non porta bene
insaponare strade
perchè scivoli meglio verso il ragno
l'ultima preda
e assistere al suo pranzo
enunerare vittime non serve:
l'imbocco della tana - luogo di nozze oscure
spacciato per versanti del Kailash -
avvolge d'ombre
scheletri risentiti e silenziosi
e vestita di nero la sua sposa
tenterà invano di scavar la fossa
a chi
sulle spalle di vetro già incrinate
non porta scritto il numero.
PUNTI DI OSSERVAZIONE
innaffio i miei fiori
-miei? -
e se invece
son io ad essere loro?
FRANCESCA SULLE PUNTE
la mia amica di lacrime e poesia
intinge il tatto
nella creta dei versi e crea l'amore
il cuore rattoppato a puntaspilli
abbraccia il tempo
ne rincorre i fatti
e l'attraversa in punta di sospiri
in rarefatto andare
piega i ricordi a sera
la notte dorme ai bordi della luna
il giorno porta l'anima in trasferta
carezze trattenute nelle maniche
-perciò le fanno male sulle dita-
non si arrendono al mai
cercano il sempre.
Porta lacrime avvolte da sorrisi
ali sul dorso chiuse
remiganti sdrucite, piume perse
e danza sulla punta dei pensieri.
NOZZE
e farete l'interno uguale all'esterno
e l'esterno uguale all'interno
e il superiore uguale all'inferiore,
allora troverete l'entrata nel regno"
(Vangelo di Tommaso)
Avviateli lungo i canali delle solitudini interiori
i getti delle parole azzime
e i randagi che non conoscono vie
portateli altrove
dove fioriscono giorni meno amari
e le intemperie
non scuotono le giostre
ché
rigirano al largo, e in pieno cielo
raccolgono le storie-frenesie
dei nati in terra.
Vieni mia dolce sposa
ho un posto adatto alle tue forme bianche
ho fatto inviti
ad angeli e usignoli.
Vieni, che luce ai rami porta maggio
e più ti sento
nel volgersi dell'attimo, sussurro
tu, mio amore infinito.
Insieme
è l'ora.
ESSERE BASTA ALL'ESSERE
girandole, stelle filanti?
Nel carnevale dei giorni presenti
gli uomini togati
accanto agli assassini
tutti con scarpe uguali
la sabbia riempie l'orme e le cancella
da tendredini a nuvole
parla in dialetto, Dio
ciascuno il suo
se talvolta si sbaglia, un tirapiedi
coglie fischi per fiaschi
e dice al mondo: vi parlo a nome Suo
e allora pasqua arriva come vuole
e nessuna quaresima perdona
perché se Lui pronuncia una parola
l'unica ch'è la stessa in ogni idioma
viene fraintesa, trascinata in strada
e crocifissa
o trasferita al cielo
e quella sola la diciamo sbagliata
perché AMORE
non si può pronunciare
AMORE è.
MADRE PER SEMPRE
Polvere sopra i gesti che furono
e avevano impresso un circolo alle cose
il gioco a rimpiattino e grida
gioiose, il latte, il tocco
respiri trafelati: non correre ché sudi.
E in fretta con la mano a ravviare
ciuffi ribelli.
Dove mi porti
adesso che ti manca l'aria ed io
non sono in grado di trattare
la mia per la tua vita
dove mi incroci con le dita sporche
a scavare distanze dalle mie braccia a te
chi più ti cullerà
chi ti rimboccherà la notte e la paura?
Che ti accolgano giorni intramontabili
carne della mia carne
e in un ritaglio di calore atteso
oltre la ninnananna che mi tace
aspettami al confine dell'Eterno...
GRAZIE
enumero le gioie della mia vita
e dico grazie
primaditutto per essere nata
ed essere cresciuta (non tanto, in verità)
e poi sopravvissuta oltre il dolore
Ringrazio ancora per avermi dato
un compagno fraterno
e quattro figli che sono i miei amori
e i loro figli con le loro madri
e ancora grazie delle belle cose
che ho percepito con i cinque sensi.
Sono grata per tutto lo splendore
d'anime belle che mi sono a fianco
delle amiche fidate
dell'arte delle mani e della mente
che non mi sia mancato il necessario
spesso ho avuto il superfluo e il piacere
una salute relativa buona
tanto da superare prove immani.
Un cuore forte che resiste al gelo
quando la vampa lascia poca brace
e di valzer danzati sotto un melo.
E grazie ancora
per la luce del giorno
per la notte che avvolge di velluto
per le parole uscite come fiori
e poi di questa voce che mi chiama
per raccontarmi in lingua di poesia
me stessa e l'altre cose...
Grazie per la fiducia a me accordata
di farmi segno e luogo d'accoglienza
d'avermi fatto dono anche del gioco
e inoltre
d'avermi risparmiato il dispiacere
d'essere irreparabili i miei errori
d'avermi dato giorni in quest'autunno
di sensi accesi e abbracci ricambiati.
E grazie infine
per questo mondo in cui mi sento accolta
seppure virtuale
tanto tutto è reale
ed è sentirmi viva l'importante
essere amata è un bene,
che sia pure distante, è sempre tanto
una voce che ammalia e mi sorride.
E grazie ancora perchè posso amare.
APPARENZA
il pizzicare cetre e farsi andare
in liquide impossibili fusioni?
Sbadigliando alla noia
c'è chi si perde in musica a ferraglia
il cuore che si accoccola di lato.
Perduto nel riquadro del mattino
allo specchio non vede altro che il viso
l’anima l’ha rimessa nelle scarpe
E va nel giorno
senza fare l'ombra.
BREVITÀ
amore delle lontananze calve
degli aghi che ti pescano la vita
a fil di vena
ti porgo la mia taglia
di donna rintanata nei vestiti
misura d'ora, e scarpe
comprate nei negozi da bambini
mi basta poco spazio
un intervallo tra respiri fiochi
una parola appena sussurrata,
uomo delle mie braccia vuote
dei miei gesti taciuti,
e la mia voce.
venerdì 3 aprile 2009
TiO2
e non avrò che un’oncia di metallo
pagato a peso doppio
schiodato dalle travi di una vita
affonda nel mio corpo
di titanio l'azzurro nelle ossa
io fucina di rose e di pugnali
terra colata
in forgia d'oricalco
sulla fronte sbocciare di una stella
sfavillare di un ohm liquido in vena
esistere nel fiotto di un istante.
RICORDI FUTURI
nella sera di un tempo
l’abbraccio dei lampioni sul muro
il ritorno di fiamma di uno scooter
l’odore di pioggia d’estate
e coglierci nel guado a piedi nudi?
Tu di capelli sciolti sulla schiena
labbra di gelsi rosse
ed io lo sguardo
mille pagliuzze accese dentro gli occhi
le mani abbarbicate ai nostri corpi?…
A me dice di un tempo già rappreso
avvolto in un sipario
quinte di aspetti minimi i sorrisi
aperti sulle pieghe come di melograni
mentre il gesto interrotto
soffio inerte tagliato dagli spigoli
sulle coste dei libri
il davanzale ingombro di minuzie
mi consegna la notte.
domenica 29 marzo 2009
PER ASPERA
viso rigato all'agave d'argento
spine in un vaso
ora di brace, ora di nenia antica
spossatamente
vivo
e ancora sono qui che mi riannodo
scarpe e silenzi
che mi ritingo d'ocra mani e minuti
ma li sbianca il sonno
noi venimmo dal tempo
ch'era il mare un ritaglio di cielo
ed esultanze, ignote geometrie
carezzavano addosso.
E poi dimenticammo.
Adesso veglio, sola, a ricordare.
SUSSURRI E...
chiocciole d'argento i suoi capelli
e sorriso d'un plettro fra le dita
aria sorniona a bisbigliare
al seno della luna:
my lady
ascolta
è per te
guadagna la strada e le corde
suonate da mani impazienti
ripetono l'aria in un giro di do-
Lontano dall'essere qui
tu voce sbalzata di fuoco all'orecchio
io gesti di solchi nell'acqua
nel cavo del tempo suonare
bagnarsene i palmi
my lady
s'accosta
il tuo re-
PROROGA
assediano pareti
quando il soffitto scende quasi al petto
parallelo alle luci
listelli di persiane?
Abbandonarsi al buio non è richiesto
e neppure le lastre di paura
pesano quanto il dire.
Aveva mani
coperte a mezziguanti
l'angelo delle pulizie di primavera
gli chiesi di restare a notte fonda
ai piedi del mio letto, sui guanciali
dove ammassavo sogni
e per paura
non osavo dormire
nessun uomo a tenermi fra le braccia
il medico: mi dica trentatré
ma niente risonanza, bypassare
oltre l'aggeggio (ricordate lo Zippo?)
bisogna ringraziare con due ceri
sul tavolo da tè
perché se c'eri
e ancora ci sarai, sia tanto o poco
sulla cartella è riportato chiaro
ch'è soltanto una proroga.
DI FAVOLE E CANCELLAZIONI
sbirciato dai cancelli
mentre scorreva il giorno
e l'ombra disegnava nomi e vite
ti narravo di fiabe
che assecondavi per alcune ore
- luna narrante - io voce
lingua argento
ché tu andavi di fretta
a rincorrere gesti d'abitudine.
Mi spostavo di lato al focolare:
nella foto
scomparvero i miei piedi
prima d'ogni altra cosa
e poi le mani
non bastarono segni né colori
il profilo s-tagliato contro il mare
frammentato per sempre in un tangram
DE-COSTRUZIONE
a martellare giorni
andirivieni, secchi di calcina -
hanno le braccia stanche i muratori
e non la casa
che di muri eretti sfugge loro di mano -
quella sarà abitata dalla gente
le serrande già scorrono in cantina
vedremo rimpiazzare alberi vivi
il prato cementarsi in grigiomalta
vociare nelle trombe delle scale
qualcuno sale a trasportare fiato
e già un corteo s'avvia
ala di nero, il vecchio se n'è andato
gli hanno messo un rosario tra le dita
l'hanno fatto passare dall'androne
dove prima fiorivano gli aranci.
E qui dai vetri scorgo oltre le tende
il non andare mio,
percorso d'ombra, l'ultimo trasporto
di un cuore finalmente tacitato.
VIENE STAGIONE
cedimento
in questa vita già disabitata
traccia di sensi
a ritornare maggio
sorge lungo crinali
d'amnesia
una voce riversa
e bellezza d' argento veste ancora
nell'incipiente azzurro-primavera.
L'anima mi sussulta
cedimento
in questa vita già disabitata
traccia di sensi
a ritornare maggio
sorge lungo crinali
d'amnesia
una voce riversa
e bellezza d' argento veste ancora
nell'incipiente azzurro-primavera.
domenica 22 marzo 2009
ORA X
nell'ora vuota
io porterò un non-fiore
e vestirò l'inesistente manto
intessuto di vento, il viso adatto
a sgomberi di gesti
niente di più
niente di meno
in bilico sull'orlo del giudizio
fermo alle ventiquattro.
Se arriverò per prima
aspetterò.
CHIosa
e tutt'intorno come luminarie io
festa di paese
sagra delle mie tenerezze
una e mille
a fasciarti di lune traverse
e pure nei silenzi di cose normali
di questo mondo che non ha richiami
alle nostre feste d'agosto
mi pongo in asterisco*
*l'autore qui si tace
ma ti giunga in corolle sulle labbra
presenza tra le assenze
nel dormiveglia accenno incandescenza
venire
nel tuo mondo
io qui nel mio
disgiunti come sempre in parallelo
nei riquadri di un attimo pagato
in tariffa speciale*
*l'autore ha chiesto un bonus
fuori lista
ne ignora l'ammontare.
giovedì 19 marzo 2009
QUANDO UN COLORE...
è giallo il tempo
quasi che avesse un solo raggio
e non le pluridimensioni ignote
A noi ritorna il resto
a decimali
e mai si quadra il cerchio.
Numeri primi
e sai ch'è convenzione
zero-uno
io sono tre
perciò possiamo andare
oltre le facce assorte, oltre
le pigrizie di un corpo e ancora oltre
a sfamare d'umori ombre raccolte
ma nessun Dio che insegni l'infinito.
TRACCE RIMOSSE
onde di terra
ragazza dalle spalle bianche
e nella cera il marchio
di gravità dolente
il caprifoglio a limitare strade
mai quiete
zufolare di canne, Pan-delirio
nell'ugola di sasso. Accentarsi l'aiuola
falcidiata
dalle suole chiodate
lo stesso muro scarno dalle pietre
rimosse
le grida impresse, l'aria
sepolta dentro l'arca dei ricordi.
E chi ne ha fatto
semplicemente un dato come un altro.
IL PALOMBARO INABISSATO
il sapore ricorda un'amnesia
ruvida, da camera iperbarica.
Andava a fondo il suo guizzare
in asse al filo d'orizzonte che
inarcava l'acqua.
E spoglio moto caudale
parallelo alle sagole
in sciabordio fuori carena
il canto di sirena, il raggio
sullo scafandro
e dentro
pulci di mare a scomparire un uomo.
SEGRETO
sulla panca di pietra
gesto riflesso al verderame
il pozzo e il secchio in splash
pubblicitario
ne rifulge d'assetto clownesco
il dire e il fare di volpina fama.
e non voglio conoscere
altra paglia...
LEGEND
era suono, geometria la luce
e dove il tempo
scompigliava logiche
non c'erano però campi di grano
né ciliege a dipingere sorrisi
gli arcobaleni tanti
che a distinguerli mai
e note sovrapposte d'incantesimi
ma un bacio
il raccogliersi dentro
a raccontarsi morbido e bagnato
quello non c'era
e se
fosse questo calore
il paradiso?..
domenica 15 marzo 2009
MENO UNO
dove finisce il muro delle scale
i dianthus dal profumo di cannella
chiazzavano d'allegro il muro a secco
ed io seduta al centro dell'aiuola.
Count down
voglio considerare adesso gli anni
cominciando a stonarli dai ricordi
il segnatempo lo riporto a zero
la silice nel vetro, le mie orme
a precedere i piedi.
SMARRIMENTI
stropicciarsene mentre c’è chi spara
nel mucchio ch'è selvaggio
si potrebbe annunciare un desiderio
denominarlo tram
ho il cuore in quarantena
chiamatemi se un falco per errore
avesse perso
il segnalibro a margine
del labirinto scritto intorno a me.
TRACCE RIMOSSE
onde di terra
ragazza dalle spalle bianche
e nella cera il marchio
di gravità dolente
il caprifoglio a limitare strade
mai quiete
zufolare di canne, Pan-delirio
nell'ugola di sasso. Accentarsi l'aiuola
falcidiata
dalle suole chiodate
lo stesso muro scarno dalle pietre
rimosse
le grida impresse, l'aria
sepolta dentro l'arca dei ricordi.
E chi ne ha fatto
semplicemente un dato come un altro.
ACUSTICA
un sussurro di sangue tra le sillabe
all'orecchio di vetro, in scivolata libera
senza lasciare bava né fruscio
cosa può mai una voce che non lecca sentieri
che al fulmine s'affida nell'assolo
e non è spada, è stelo
infisso nella sclera di cristallo?
GLAUKÕPIS
involontario
in primo piano
catapulta di nomi nella lista
visitatore
passa e annusa l’aria
di zenzero candito, ne ho una scorta
pizzica sottovetro in retrogusto
alzo la veste e mostro il vuoto
nemmeno a chiaroscuro nel rovescio
ma nel petto risalta il bianco perla
concavità di un cuore che straparla
E ride una civetta appollaiata
su frastagli di notte da smaltire.
MI HANNO DETTO DI OFELIA...
eppure dice
che l'oggetto ci sembra in dedicato
verbale
allora qui domando se qualcuno
l'ha vista nello scorrere del fiume
o dormire
o morire
o l'uncino di un albero di acacia
l'abbia trafitta in salvo
a me pareva
d'averla tra-lasciata
a tra-spirare in vasi di cantina
Nel dilemma
mi annebbio e mi dibatto
considerato che
se sono matto, se racimolo aut-aut
dalle rovine
di un castello di carte (Elsinore, sapete,
è un luogo scritto) niente di fatto
non sono più sicuro del mio nome
e dell'Ofelia
ho perso ogni contatto. Mi darete notizie?
Mi farete sapere se son morto?..
vostro
Amleto
pROSPETTO
sullo sfondo di ninfee sfiorite
luna riflessa sbianca l'oltreterra.
A fronte di sorgente
in cavità rosseggia fiamma
ali di drago leggendaria resa
in petto alla fanciulla batticuore
E adesso un bacio
su pelle verrucosa e dal batrace
il principe ritorna al suo sembiante.
La principessa si trasforma in rana.
SENZA ETA’
appollaiato sugli anni
spazia
sui dintorni dell’anima
Sente la vita sparsa nelle cose
scrive d’ amore e morte
l'infinito
in verticali libere
voli di frasi strenue
percorrere gli inferni e i paradisi
come se fosse noto il loro assetto.
Chi
travasa
fra le pareti e l'ombra?
VIA D’USCITA
ruggine a fare buchi nelle gronde
ciuffi di tarassaco in giallo.
Vuoti di colpe a rendere
le mani.
E non mi troverò
tra legna affastellata e fiati arresi.
Un altro incerto andare voglio piangere
come di voci nelle strade il verso
sussurrare ai passanti delle lande
il mio nome sparito nell’inverno.
Per liberarmi lascio le mie ali
nella teca di carta.
E resto al suolo.
sembra silenzio
passato fra le dita
acqua di ciglia
anima che si piange nel cristallo
lembi portati via terra di terra
carne di carne addii
sento tremare dentro le altre voci
gesti mai più accennati
volti di figli quasi ormai sbiaditi
e il singhiozzare muto delle madri
come scavo nel petto
a promemoria
di quegli abbracci mai portati a fine.
Non oso accarezzare quel dolore
resto sul bordo di un silenzio amico
a segnalare
una scia che si accende in “Alto Loco”.